Uomo e Bestia


La natura razionale dell’uomo, dagli albori del tempo, convive con un istinto animale, antichissimo, legato alla necessità di sopravvivere in un ambiente ostile, una forza interiore capace di mutare l’essere umano e travolgerlo con la sua grande forza.
L’uomo sopraffatto da tale forza diventa in un istante pericoloso, incapace di controllare i suoi istinti, come se fosse invasato e posseduto da uno spirito ferino assetato che ulula al mondo la sua rabbia.
Trasformandosi l’uomo si avvicina alla natura animale, a quell’anima pura e implacabile che può renderlo un grande guerriero ma, allo stesso tempo, lo allontana dai suoi fratelli umani e viene quindi considerato come maledetto.
Nei miti antichi, ma anche nelle fiabe, l’uomo è molto vicino al regno animale, un regno potente, che sussurra con strani e antichi linguaggi nel cuore degli uomini.

Nel mondo norreno questo legame è estremamente forte e gli stessi dei hanno animali che riflettono in parte le loro caratteristiche: Odino ha due corvi( Huginn e Muninn), capaci di tenerlo aggiornato sui fatti del mondo, e due lupi (Geri e Freki), Thor ha i suoi due caproni, animali associati alla forza e all’impeto del tuono, e anche Freya, la dea della bellezza, ha un carro trainato da gatti, creature sinuose ed eleganti per natura, e un travestimento che le permette di trasformarsi in falco.
Di sicuro, tra tutti gli dei, è Loki quello che ha un’affinità maggiore con il mondo animale: egli è infatti dotato della capacità di mutare la sua forma a piacimento(divenendo nelle sue avventure mosca, falco e così via) e, addirittura, nei panni di una giumenta, concepì Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino.
Tornando al tema principale dell’articolo, di sicuro il lato oscuro della natura, quello più pericoloso e incontrollabile, è incarnato alla perfezione da Fenrir, il lupo famelico figlio dello stesso Loki.
La figura di Fenrir assume estrema importanza alla luce soprattutto del suo ruolo nel Ragnarok: il gigantesco lupo famelico, responsabile della mutilazione del dio Tyr in una delle storie più famose, sarà infatti colui che ucciderà Odino.
Fenrir non è l’unico lupo o cane ad avere un ruolo negativo nella  vasta mitologia norrena: Skoll, ad esempio, è il lupo che ingoierà il sole alla fine dei tempi mentre è scritto che Hati divorerà la Luna.
E’ evidente quindi il valore simbolico dato ad alcuni animali e come tale valore si rispecchiasse non solo nelle storie ma anche nella vita degli uomini.
La furia che pervade l’uomo è quindi figlia di un patto tra il guerriero e lo spirito animale, il quale, prendendo il completo controllo, può assicurare la vittoria sul nemico.
Nel cuore della battaglia, tra le urla dei morti e le gesta gloriose dei guerrieri, erano estremamente temuti i berserkir e i guerrieri-lupo, devoti ad Odino che vestivano pelli di orso e di lupo e che da questi animali traevano la forza.
Grazie all’uso di sostanze stupefacenti divenivano implacabili, permettendo alla natura bestiale di prendere totalmente il controllo.
Il potere di tali guerrieri era tale che in molti miti si parla di eroi che combattevano usando un aspetto animale: Bodvarr ad esempio assume l’aspetto di un orso feroce per affrontare un duello e, nella saga dei Volslunghi, Sigmund ed il figlio Sinfjotli, assumono l’aspetto di lupi, vestendone le pelli, e compiono grazie ad esse grandi imprese.
Similmente, secondo le leggende, anche i re longobardi portavano con sé, in battaglia, branchi di cani che una volta erano uomini, mostri cinocefali implacabili e capaci di seminare il terrore negli uomini.

Un altro eroe capace di una furia guerriera senza pari, cedendo quindi al suo lato bestiale, era il grande Cúchulain, l’eroe dell’Ulster.
Secondo la leggenda  Cùchulain, nelle situazioni più critiche, si abbandonava ad una rabbia distruttiva, che lo rendeva incontrollabile e letale per chiunque incrociasse la sua strada e che prendeva il nome di rìastrad.
Si narra che, in uno dei suoi scoppi di ira più spettacolari, Cùchulain, deformato dalla rìastrad tanto da assumere una forma grottesca ed inumana, affrontò e sconfisse da solo l’esercito del Connacht.
Nella verde Irlanda, sempre generosa in quanto a leggende e miti, si narra inoltre di come San Patrizio, il santo che evangelizzò l’isola, scagliò la maledizione della licantropia su re Vereticus il quale, nonostante gli sforzi del santo, non voleva convertirsi.
Vereticus fu così condannato dal santo a trasformarsi in lupo ogni sette anni.
Un’altra leggenda vuole che, una notte di luna piena, il santo maledì un gruppo di persone dai comportamenti blasfemi che si  trasformarono così in lupi.
Altre storie narrano di intere tribù maledette dal santo a vivere sette anni da uomo e sette anni da lupo, in un ciclo continuo che sarebbe finito solo con la morte.
Giraldus Cambrensis ad esempio narra di come un prete incontrò per strada un lupo il quale, dopo avergli parlato, lo portò dalla sua sposa in fin di vita la quale ricevette i sacramenti prima di spirare.
Le storie di intere famiglie di lupi che venivano incontrate da viaggiatori erano estremamente comuni in Irlanda, e se ne può trovare anche una nella raccolta di Lady Wilde, Fiabe e Leggende d’Irlanda.

Anche nel mondo greco e romano si parla di uomini che si tramutano in lupi, cedendo così ai loro istinti più feroci.
Il mito di re Licaone, ad esempio, vuole che il dio Zeus fu artefice della maledizione che colpì l’arrogante re il quale venne trasformato in lupo per la sua malvagità.
Avendo comportamenti disumani quindi, Licaone viene fatto mutare in lupo, una forma che ben si adattava al suo modo di essere.
In Arcadia inoltre si facevano sacrifici umani a Zeus Liceo (cioè nel suo aspetto di lupo) e coloro che partecipavano al sacrificio e mangiavano le interiora degli uomini sacrificati si trasformavano in lupi e, per i successivi otto anni, sarebbero vissuti lontani dalla civiltà umana fino al giorno in cui la maledizione non si fosse spezzata.
L’atto di mangiare viscere umane è strettamente collegato alla credenza dei lupi mannari : Plinio racconta di un pugile, chiamato Demeneto, che dopo aver sacrificato un infante a Zeus e averne mangiato le viscere, fu trasformato in lupo per i successivi nove anni.
I lupi mannari dell’antica Roma erano invece  chiamati versipellis la cui caratteristica più interessante è che, all’atto della trasformazione, rigirassero la pelle, come fosse un vestito, e rivelassero la loro vera natura di lupi, comportandosi come tali.
Lo stesso Petronio, nel suo Satyricon, parla di un licantropo e di come, dopo essersi trasformato, attaccò un ovile e rimase gravemente ferito anche una volta ritornato uomo.

La trasformazione in qualcosa di aberrante in conseguenza all’adottare pratiche empie, come il cannibalismo,  era una credenza comune anche ai Nativi americani.
Wendigo era il nome dato dagli Algonchini ad uno spirito della fame e dell’inverno il quale, secondo la loro tradizione, avrebbe preso possesso di uomini che avessero consumato carne umana.
Il Wendigo viene descritto come un ominide dai grandi denti, lunghi artigli e  corpo scheletrico, in quanto costantemente affamato, ricoperto di peli.
I suoi occhi erano infossati nel cranio e dal suo corpo veniva emanato un odore di morte e decomposizione, in sintesi l’odore di qualcosa estremamente malvagio e contro natura.
Cacciatori, uomini che si fossero ritrovati a indugiare in comportamenti considerati tabù dalla tribù, si sarebbero potuti trasformare in Wendigo o, alternativamente, questo spirito avrebbe potuto possederli in sogno, rendendoli una minaccia per le loro genti.
Tanto era forte il tabù del cannibalismo e, conseguentemente, la paura ed il disprezzo verso il Wendigo che, secondo le leggi degli Algonchini, sarebbe stato preferibile il suicidio o la serena accettazione della morte piuttosto che il cibarsi di carne umana.
Gli skin-walker sono un’altra figura del folklore degli Indiani d’America  simile a quella dei lupi mannari, in quanto hanno l’abilità di trasformarsi in animali.
Anche in questo caso l’abilità degli skin-walker deriva dall’aver compiuto atti impuri o dall’aver infranto dei tabù.
Grazie ai loro poteri, gli skin-walker hanno l’abilità di trasformarsi in qualsiasi animale anche se è detto in alcune versione che tale potere deriverebbe dall’indossare le pelli di un animale in particolare: ecco perché era considerato tabù, presso alcune popolazioni come i Navajo, possedere pelli di orsi, giaguari ed altri animali simili.
Inoltre si dice che gli skin-walker possedessero l’abilità di leggere il pensiero.
Solo una pallottola immersa nella cenere bianca poteva ferirli o la conoscenza del loro nome.
Anche in Messico si credeva che alcuni individui pottessero trasformarsi a loro piacimento ed erano chiamati Nagual.

Anche ne Le Mille e Una Notte, l’antica raccolta di fiabe famosa in tutto il mondo, vi sono personaggi che, a causa dei loro comportamenti, sono maledetti e trasformati in lupi, scimmie e cervi.
La caratteristica di mutare forma è anche propria dei Djinn  che usano questi poteri per combattere loro rivali magici.
Essendo i Djinn per lo più considerati malvagi e associati ad Iblis (il diavolo) si può considerare l’abilità di trasformarsi a piacimento come malvagia o, comunque, appartenente a quel sapere magico non ortodosso.

A seconda delle diverse credenze religiose, quindi, il contatto con il mondo animale e il lato oscuro della psiche, quello cioè appartenente all’irrazionalità, poteva essere considerato come una benedizione concessa da un dio ad un valoroso oppure una maledizione peggiore della morte.
Il nostro approccio di uomini moderni ci ha portato ad allontanare completamente questo lato della nostra psiche e, allo stesso tempo, ad abbracciare completamente il lato più luminoso e ordinato della nostra natura.
Nonostante questo quanti di noi non hanno provato un’estrema gioia nel camminare in un bosco, lontani dal suono assordante della città?
E quanti di noi hanno ritrovato se stessi, magari per poche ore, sentendo l’odore del muschio in una foresta, passeggiando in campagna sotto  la luna piena o, anche solo semplicemente, trovando un contatto con quella natura così lontana dai nostri luoghi di lavoro e di studio, che studiamo tramite i libri ma che non riusciamo a vivere più con la stessa pienezza e naturalezza di un tempo?

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3 thoughts on “Uomo e Bestia

  1. Complimenti per l’articolo ! MI è piaciuto molto ed è interessante l’argomento, molto attuale ! Mi piacciono le citazioni sia a Loki che alle Mille e una Notte, inoltre anche quella a Cúchulain di cui conosco la leggenda, e mi piaceva molto ! Davvero bello !

    • Grazie :D!
      Ho anche pensato di espandermi verso le “colonie” visto il rapporto profondo con la natura che hanno i popoli dei Nativi!

  2. Vero ed è giusto considerarlo ! Penso sempre che quando si scriva di un argomento si debba ampliare il ventaglio il più possibile, anche solo con due frasi ma citarle le cose, dopotutto in qualsiasi curiosità che tocca il tema principale c’è sempre un fondo di verità provata o non, esattamente come per le leggende .

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