Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Cinque

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La Tragedia di Sir Tristano e Isotta la Bella. 

Al giorno d’oggi tra scoperte scientifiche, analisi psicologiche e un bagaglio culturale notevole ormai arricchitosi con gli anni, possiamo dire per certo che il sentimento vero, sopratutto un sentimento come l’amore, sia inspiegabile o quantomeno irrazionale. Nell’antichità non si attribuivano origini fantastiche e leggendarie solo ed esclusivamente ad eventi o fenomeni naturali inspiegabili per l’epoca ma anche a delle forme di sentimento talmente forti da non poter essere considerate logiche per l’uomo. L’amore si conosceva molto bene, insomma, le cosiddette “farfalle allo stomaco” le provano tutti gli uomini dall’età delle caverne fino al giorno d’oggi, c’è da dire però, che questo sentimento cambia, o meglio, la sua concezione cambia da cultura a cultura e da epoca in epoca, in un certo senso perciò l’uomo ha sempre cercato di dargli un limite e di circoscriverlo a seconda di esigenze religiose, di classe sociale e addirittura di “razza” . Non c’è da stupirsi quindi se nei secoli bui un uomo e una donna che s’innamoravano contro tutto e tutti e, facevano pazzie pur di vedersi sapendo che probabilmente tutto ciò li avrebbe portati alla morte, non venivano considerati nel pieno di un vero, semplice e irrazionale sentimento d’amore ma vittime, di una magia che annebbia il cervello e i sensi. Nascono quindi, in mezzo a racconti e fiabe di origini nordiche, i famosi “filtri d’amore”; bevande che portano gli amanti alla distruzione del proprio ego e della propria persona pur di amare il prossimo. Uno dei protagonisti più citati della cultura generica medievale, presente anche nel ciclo bretone ma di origine antecedente ad esso, comincia la sua caduta nell’oblio e verso la disfatta proprio a causa di un filtro d’amore. Con un ironico gioco di parole potremmo dire che questa è la triste storia di Sir Tristano.

Nel libro della “Morte di Artù” di Thomas Malory i cavalieri protagonisti più citati e presenti nel corso del romanzo sono sicuramente Sir Lancillotto del Lago, Sir Galvano di Orkney e proprio Sir Tristano di Liones, il forte riguardo tenuto da Malory verso Sir Tristano non è affatto fuori luogo e nemmeno una novità per l’epoca o per i racconti della Tavola Rotonda. Il cavaliere difatti è uno dei personaggi più in voga da anni nella cultura dell’alto e del basso Medio Evo, un personaggio e una storia la sua , forse sostituita in parte dal 1596 fino al giorno d’oggi, con l’arrivo del teatro romantico di Shakespeare e della storia di Romeo e Giulietta, storia che però rimane profondamente diversa seppur “pura e fiabesca”, da quella di Isotta e Tristano.

L’origine di Tristano e di colei che diventa per gioco del fato il suo amore, Isotta la Bionda ( chiamata “la Bella” nel libro di Malory) risale ad antiche fiabe normanne, la struttura intera della leggenda originale, trama che ancora oggi non si è certi quale possa essere sul serio fra le numerose versioni rinvenute e già troppo antiche; porta con se gli elementi narrativi più ricorrenti proprio nelle fiabe : la divisione di due regni,la fanciulla in pericolo, l’elemento magico, il debito del cavaliere verso la fanciulla o il suo regno, la dama invidiosa degli amanti e la principessa dall’aspetto angelico dai capelli dorati. Questa storia d’amore fiabesca che si pensa dovesse essere molto più breve e più semplice di come oggi la conosciamo, nel nord Europa ottiene un successo immediato, coloro che aggiungeranno elementi a questo racconto, saranno ancora una volta , proprio come per la leggenda di Artù, i celti. La versione celta che si pensa possa più o meno essere quella presentata nel famoso scritto “Tristano”  di Goffredo di Strasburgo (a sua volta ispirato in parte da una versione della storia  di Tommaso di Britannia) , si arricchisce di elementi drammatici e introspettivi e diventa all’incirca  la storia che conosciamo oggi.

Goffredo ci rende partecipi della nascita dolorosa di Tristano, dove la regina, sua madre, muore di parto e d’amore a causa della morte del marito per mano del malvagio duca Morgan. Il trono viene usurpato dal duce e il piccolo viene preso in affidamento dal siniscalco Rohalt che lo cresce come  fosse suo, il ragazzo è però inconsapevole di essere sotto il comando dell’assassino dei suoi genitori, Morgan. Tristano, ormai cresciuto, durante una battuta di caccia viene rapito da alcuni guerrieri vichinghi, riesce a fuggire ma ormai si trova in Cornovaglia. In quella terra estranea conosce Re Marco di Cornovaglia e la sua corte, compiendo delle gesta memorabili diventa cavaliere di Cornovaglia, ma non sa che nel frattempo suo padre adottivo, Rohalt, viene rinchiuso in una torre dal perfido Morgan. Passa il tempo e Tristano viene a conoscenza dei disagi che s’insinuano fra i regni di Cornovaglia e d’Irlanda, difende spesso la terra di Marco contro le invasioni irlandesi, nel mentre Rohalt riesce a fuggire dalla prigionia e seguendo le voci che vogliono il suo “figlioccio” paladino alla corte di re Marco, si reca in Cornovaglia. Tristano è già parecchio conosciuto per le sue imprese eroiche,quando il vecchio “Padre” lo raggiunge, il ragazzo viene finalmente a sapere tramite Rohalt tutta la verità sulla sua nascita e sul trono che gli spetterebbe di diritto,inoltre sia re Marco che il giovane cavaliere scoprono rispettivamente di essere zio e nipote, poiché la regina madre di Tristano era proprio la sorella scomparsa di Marco, Biancofiore . Pieno di rabbia il cavaliere torna nella sua terra e uccide Morgan,  ma non tiene il trono e il territorio per se stesso, lo cede infatti a Rohalt che lo aveva cresciuto con amore senza fargli mai mancare nulla. Tristano voleva vivere di avventure e di cavalleria ormai,esercitando anche la sua passione per la musica e il canto, infatti con se portava sempre una piccola arpa da suonare per rilassarsi fra un dovere e l’altro.

Gli screzi fra Irlanda e Cornovaglia crescevano, tanto che il fratello del re d’Irlanda, Sir Moroldo che veniva descritto come un guerriero spietato e dalle dimensioni di un gigante, dichiarò di voler uccidere re Marco. Tristano però riusciì ad uccidere  Moroldo in una estenuante battaglia, pieno di ferite , il ragazzo pensava seriamente di morire, per suo desiderio chiese agli uomini del re di abbandonarlo e lasciarlo morire su una barca, in mezzo al mare che tanto gli piaceva e con la sua arpa. Gli uomini e il re acconsentirono, ma il fato incominciò ad operare nella sua vita. La piccola imbarcazione fece naufragio su una lontana spiaggia d’Irlanda, una bella fanciulla bionda che si trovava a passeggiare sulla spiaggia trovò il giovane che sembrava morto, lo prese e lo curò in segreto. La fanciulla era la principessa Isotta d’Irlanda.

La ragazza non sapeva che era stato Sir Tristano di Cornovaglia  ad uccidere suo zio Moroldo e comunque non approvava la guerra che il padre muoveva da tempo contro la Cornovaglia, fece rimettere in sesto Tristano in poco tempo, grazie ad unguenti miracolosi e all’aiuto di Brangania la sua dama di compagnia. Tristano e la principessa diventarono amici, ma lei tuttavia non confessa mai di essere la principessa irlandese di cui molti poeti  decantano la bellezza. Quando Marco vede tornare in forze il nipote Tristano alla sua corte lo accoglie con sorpresa e gioia, inoltre affida un compito al nipote, quello di andare a prendere la sua sposa in Irlanda, infatti durante l’assenza del cavaliere, il re aveva deciso di unificare i regni d’Irlanda e Cornovaglia sposando la principessa irlandese Isotta, avendo anche il benestare di un’ormai stanco re d’irlanda, mancava ormai solo il matrimonio. Tristano molto felice di questa notizia, torna in Irlanda e là si accorge che la principessa Isotta la Bionda.. è proprio la fanciulla che lo ha salvato dalla morte e la sua grande amica.

I due giovani in salpo sulla stessa imbarcazione per recarsi in Cornovaglia, si ritrovano a parlare nella stanza della principessa. Isotta confessa di essere in ansia per il matrimonio con Marco e di non essere sicura di riuscire a coniugare amore e dovere, Tristano comprende il rammarico della giovane e se ne dispiace, dopotutto anche lui non pensava di certo che la sua amica fosse la principessa di un regno che fino a ieri contrastava. La madre di Isotta , prima della partenza della figlia, aveva fatto nascondere dalla dama di compagnia Brangania, un filtro d’amore sulla nave, ovviamente Isotta doveva restare all’oscuro della faccenda; Brangania aveva il dovere di mettere qualche goccia del filtro d’amore nei bicchieri della giovane e di Re Marco dopo il matrimonio, la vecchia regina studiò questo inganno poiché era molto preoccupata per la futura felicità della figlia e con un filtro d’amore Isotta si sarebbe sul serio innamorata del re di Cornovaglia, quindi non avrebbe dovuto sopportare il peso di un matrimonio di convenzione. Il fato volle che Tristano e Isotta trovarono ,nella stanza di lei, la bottiglia pregiatissima del filtro e pensando fosse vino, brindarono alle loro vite, suggellando inconsapevolmente un patto d’amore e di morte. I giovani s’innamorarono all’istante.

Isotta sposò comunque re Marco, i due ragazzi però non riuscivano a stare lontani dalla maledizione del loro amore. Tristano compì innumerevoli prodezze in nome di Isotta la Bionda e ogni tanto con incontri fuggevoli riuscivano a vedersi e consumare la loro passione, nel libro di Malory fu Sir Lancillotto ( reduce anche lui dall’amore clandestino che lo lega alla bionda regina Ginevra) a far sì che i due amanti potessero vedersi e incontrarsi più spesso. Il momento cruciale in cui lo scritto di Goffredo e il racconto di Malory trovano un punto in comune, è il matrimonio di Tristano con Isotta dalle Bianche Mani, una giovane che assomiglia molto alla sua regina non solo nel nome .

Il cavaliere sposa la damigella per affezione e amicizia, lei lo aveva salvato in circostanze che ricordano vagamente l’incontro con Isotta la Bionda. Lui d’altro canto stava impazzendo per via di questo filtro e, mentre guariva grazie alla damigella era diventato molto amico del fratello della ragazza. Per riuscire a dimenticarsi della sua Isotta sposa questa giovane dama, forse per provare a se stesso che può vivere senza la bionda regina  ma, poco tempo dopo, stando così lontano dalla sua dama, si ammala e cade in depressione, l’unica cosa che riesce a fare è solo suonare tristi melodie con la sua arpa. Isotta dalle Mani Bianche era veramente innamorata del marito, con dolore viene a sapere dal fratello che Tristano gli aveva confessato di essere stato vittima di questo “incantesimo” e di questo amore improvviso, l’unica persona che forse poteva salvarlo, già solo con la sua compagnia, era la regina Isotta. La moglie addolorata comunica alla regina Isotta le condizioni del marito e la prega di recarsi nel suo castello. Isotta apprese notizie dopo tanto tempo del suo Tristano, fa preparare subito una scialuppa per raggiungere il luogo dove si trova il cavaliere, per discrezione e per nascondere il suo viaggio clandestino fa comunque comunicare che se lei ci fosse stata su quella scialuppa le vele spiegate sarebbero state bianche, in caso contrario nere.

Le vele sono bianche ma la gelosia di Isotta dalle Mani Bianche va anche oltre l’amore che prova per Tristano, quando vede la scialuppa all’orizzonte, dalla torre più alta del castello, torna da Tristano e gli dice che le vele sono nere. Tristano si lascia morire definitivamente, la regina Isotta quando arriva al castello e pretende di vedere il cavaliere, lo trova già morto. Si lascia morire anche lei abbracciata a lui. L’ultimo atto del filtro d’amore che i due bevvero quel giorno lontano.

L’introduzione di Tristano nel ciclo bretone avviene proprio con Goffredo di Strasburgo, successivamente leggende francesi ma più che altro inglesi, fecero si che Tristano oltre ad essere conosciuto come cavaliere di Cornovaglia, venne riconosciuto anche come Cavaliere della Tavola Rotonda. Nel libro di Malory,  Tristano viene rispettato da tutti i cavalieri, inizialmente tiene una forte rivalità con Lancillotto che successivamente si trasforma in profonda stima e amicizia. Definitivamente la leggenda celtica ancora più antica e separata dal ciclo arturiano, di Tristano e del suo amore distruttivo, diventa parte integrante e arricchisce la leggenda di Artù e dei suoi cavalieri .

La morte di Tristano nel libro di Thomas Malory non viene raccontata, viene solo fatto un accenno all’avvenimento, verso la fine del libro , proprio da parte di Sir Lancillotto. A differenza della leggenda classica, nella sua versione è proprio re Marco a uccidere il nipote, accoltellandolo alle spalle mentre suonava l’arpa, tuttavia Isotta si lascia morire di dolore in entrambe le versioni.

Questa storia romantica, drammatica , nata come una fiaba per diventare leggenda, viene ripresa da numerosi autori, da numerose interpretazioni teatrali, ricordiamo ad esempio quella introspettiva di Wagner e anche da una recente versione cinematografica. La cosa che più colpisce e che è  forse unica nel modo in cui Malory tratta il personaggio del cavaliere è il rispetto, la stima che traspare fra le righe verso questo carattere dall’animo puro e tragico che rappresenta tutti gli artisti, che possono in in questo cavaliere riconoscersi e farne un eroe personale. Inoltre la scelta di non raccontare la morte di Tristano e di farlo come “sparire” dal suo romanzo arturiano in un modo silenzioso, quasi dissolvendosi,  denota una forma di grossa riflessione e di dolore per questa morte.

Il silenzio che circonda ciò che chiude la morte di Tristano e Isotta  è quello che ritroviamo anche nelle fiabe, una morte che non sembra una morte ma sembra un lungo sonno.

Probabilmente in un mondo ormai lontano e dimenticato due ragazzi si sono amati in un modo così folle e così passionale da essere additati come vittime non del sentimento ma di una magia, dando così origine alla storia di un amore che non è mai veramente consumato, perchè il filtro e il loro cuore mai sazio di quell’amore non può avere una fine se non nella morte.

Probabilmente è proprio nella leggenda di Tristano e Isotta che quei due ragazzi forse realmente esistiti dormono… dormono sognando la loro fiaba.

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2 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Cinque

  1. Tristano è un gran bel personaggio, sicuramente i libri che lo riguardano sono tra i più interessanti!
    Il mio cavaliere preferito resta Galvano, non tanto per il personaggio in sé ma più che altro perché tra i tanti personaggi del ciclo di Malory, senz’altro Galvano è il più umano, abbondando di difetti e prendendole in larga parte da tutti :D.

  2. Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho gi salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

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