Un Dio nei Boschi

O Pan, Pan vagabondo del mare, appari dalla vetta di Cillente, battuta dalla neve, tu che guidi la danza degli dèi.

Un urlo terrificante si è alzato sul mondo una volta, un grido carico di dolore per un evento unico e inaspettato: la morte di un dio.
Il grande dio Pan, divinità dei boschi dalle sembianze grottesche e al tempo stesso maestose, di fronte alla nascita del cristianesimo, morì ,compianto dalla terra stessa che perse uno dei suoi figli più coraggiosi e feroci, capace di racchiudere dentro di sé l’impeto, ora vivace ora violento, della natura.
Un dio, però, difficilmente muore definitivamente e mentre Pan giaceva nel folto della foresta, anticipando di qualche secolo la fine dell’epoca classica, già dalle sue carni fredde rinasceva qualcosa di diverso che sarebbe stato visto, dalle generazioni a venire, come una figura tentatrice e il riflesso distorto dell’antica divinità: il dio oscuro delle streghe, il diavolo dei cristiani, il signore dei sabba, stava per emettere il suo primo infernale vagito mentre ancora scorrevano le lacrime per la morte di Pan.

In molte culture la natura è spesso vista come madre, basta pensare alla dea Danu o anche a Cerere, divinità femminili legate, appunto, alla natura ed alla maternità.

Altrettanto spesso, come all’aspetto armonioso  della natura viene data la forma di una dea, all’aspetto feroce e imprevedibile della natura è associato invece un dio maschile, caratterizzato dall’animo selvaggio e indomabile, un dio dei boschi e del mondo silvano, signore degli animali e, allo stesso tempo, soggiogato dai suoi stessi istinti primordiali.
A differenza delle altre divinità, che rappresentano la legge e l’ordine, il dio dei boschi mantiene un legame con le origini caotiche e disordinate dell’universo, sdegnando le dorate dimore dei suoi compagni divini e prediligendo l’oscurità delle foreste.
Queste divinità hanno in comune, oltre agli attributi che vengono loro conferiti, un aspetto molto particolare: la loro forma non è quella perfetta delle altre divinità, ma hanno invece caratteristiche animali come zoccoli caprini e corna.

Il già citato Pan, è una delle divinità più affascinanti e oscure del pantheon greco.
Il suo aspetto è quello di un ibrido: sul suo volto spiccano due corna e la metà inferiore del corpo è quella di una capra.
Pan è un dio gioviale, dedito agli scherzi, amante della vita rustica, che passava il tempo rincorrendo le ninfe e suonando la sua siringa.
Era particolarmente amato in Arcadia e forse rappresentava la parte più oscura in una coppia di divinità maschili, assieme al suo fratello gemello dimenticato in seguito.
Proprio per queste caratteristiche, Pan è un dio schiavo del suo istinto primordiale, che nelle storie e nei miti non esitava a prendere ciò che voleva con la forza  e ad accoppiarsi anche con gli animali.
Il suo aspetto terribile è la manifestazione stessa del suo legame con il caos primordiale: quando suo padre Hermes lo portò sull’Olimpo, le altre divinità, guardiani dell’universo ordinato, risero di lui, considerandolo uno scherzo della natura.
Persino sua madre, la ninfa Driope, non resse l’aspetto del figlio e lo abbandonò.
Narra il mito che Pan sfidò ad una gara di abilità la divinità dell’ordine per eccellenza, il dio del sole Apollo.
Il coraggioso Pan affermava che la musica semplice e istintiva della sua siringa fosse migliore e più appassionata della musica che scaturiva dalla lira di Apollo.
Apollo accettò la sfida e la vinse quasi con un plebiscito: l’unico a opporsi al  verdetto fu Mida che venne punito con un paio di orecchie d’asino.
Pan era anche una divinità capace di far scoppiare il cuore di chi lo disturbasse dal terrore: quando voleva, era capace di incutere timore con le sue grida, una capacità tale che la parola panico viene proprio dal nome del dio.
Persino Tifeo, venne messo in fuga da Pan, permettendo poi a Zeus di ucciderlo.
Pan era, in sostanza, un dio libero, che guidava le ninfe nelle loro danze notturne, un dio selvaggio privo di costrizioni, l’essere umano senza il peso della civiltà sulle spalle.

Anche nell’antica Italia era presente una divinità dei boschi che, in seguito, venne identificata con il Pan greco: parliamo di Fauno, antichissima divinità latina.
La caratteristica particolare di Fauno è che tramite il suo operato si poteva scorgere il futuro: il volo degli uccelli, ii vento tra le foglie, voci sussurrate da bocche invisibili, erano tutti modi usati dalla divinità per rendere noto il futuro a chi fosse tanto abile da ascoltarlo.
Era inoltre associato ai sogni, provocando egli stesso visioni e incubi e, proprio per questo, chiamato anche Incubo.
Le origini di Fauno sono incerte e a volte si parla di lui come di un mortale, altre volte persino come figlio di Giove stesso.
La divinità era conosciuto anche come Luperco, il protettore dei greggi dai lupi.

Per i celti, il dio dei boschi, altri non era che Cernunnos, divinità raffigurata in molteplici oggetti e dal grande valore simbolico.
Cernunnos è simile a Pan, se non fosse che le sue corna sono quelle di un cervo, animale adorato dai popoli celtici, che lo ritenevano sacro, e legato alla sessualità e al mondo dell’oltretomba.
Come Pan quindi, Cernunnos è un dio istintivo ma è anche dio degli animali, della fertilità, della virilità (legata alle corna di cervo).
Il suo trono è nella foresta, circondato da animali sacri come immortalato nell’opera antica più famosa che lo ritrae: il bacile di Gandestrup.
Rappresentazioni del dio, sono state rinvenute anche in Val Canonica e nella grotta di Trois Frères,  dove è presente un’iscrizione rupestre, raffigurante una creatura con delle corna, appartenente al neolitico.
Cernunnos è un dio legato allo scorrere delle stagioni, che nasce nel solstizio di inverno e muore nel solstizio d’estate.
Le fasi della sua vita sono così simboleggiate dalle corna di cervo, che crescono in primavera, quando servono per il periodo degli accoppiamenti quindi, per poi cadere.
Cernunnos è inoltre legato alla figura dell’uomo verde e a quella di Herne il Cacciatore di cui abbiamo già discusso in passato.

L’avvento del cristianesimo, le conversioni di massa, il culto strettamente monoteistico e un clero spietato e intollerante, furono le cause principali che portarono alla demonizzazione del dio cornuto.
Un diavolo dai molti nomi nefasti cominciò a comparire nelle foreste, con un corpo formato d’aria, maestro della notte e delle streghe che lo invocavano e stringevano patti con lui.
In realtà, nella maggior parte dei casi, le streghe altro non erano che adepte di culti della fertilità, ricordo di un passato pagano ormai scomparso, costrette a confessare atti innominabili da inquisitori disposti a tutto, pur di trovare le prove dell’esistenza del tanto odiato diavolo.
L’immagine del diavolo venne quindi costruita sulle fattezze delle divinità pagane più pericolose: le caratteristiche caprine erano riprese da Pan e Cernunnos, i seni, mostrati in alcune raffigurazioni, erano un riferimento alla dea Diana e le ali erano presenti perché era un angelo caduto.
Così come Pan presiedeva alle danze delle ninfe, anche il caprone diabolico guidava le streghe nei sabba e nei balli sfrenati, seguiti da orgie e rituali di sangue, che prevedevano il sacrificio di bambini con tanto di consumo delle loro carni.
La demonizzazione dell’antica divinità pagana è così completa: il dio diventa diavolo, i suoi attributi vengono corrotti e i suoi presunti fedeli sono marchiati come stregoni, perseguitati e uccisi.
Eppure, nonostante la feroce battaglia combattuta dalla Chiesa del passato, ancora oggi Pan sopravvive, così come Cernunnos, e molti altri, riuniti sotto l’egregore comune di un dio cornuto, signore di una natura ritrovata che nulla ha a che spartire con il diavolo dei sabba.
Quando l’uomo, d’altra parte, si mette sullo stesso piano della natura, e non la vede più come una semplice risorsa da sfruttare, non può che accadere l’inevitabile: il piano mitico riaffiora, fagocitando i falsi valori di una società che ha smesso di credere nei sogni, e gli antichi dèi risorgono in tutta la loro gloria, esercitando ancora, dopo millenni, il loro terribile potere nel cuore e nelle anime di noi umili mortali.

Anche quest’anno volge ormai al termine, noi di Yggdrasil non possiamo che augurarvi un felice anno nuovo, sperando che continuerete a seguirci come avete fatto in questo primo anno di vita del sito!

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