La Caccia Selvaggia

Immaginate di trovarvi soli in un bosco, di notte, con il freddo dell’inverno che vi assale.
Improvvisamente il silenzio notturno viene rotto, sentite qualcosa avvicinarsi, strida, tamburi, nitriti, urla si susseguono in rapida successione, il vostro cuore batte forte, al ritmo delle percussioni mentre da lontano si alza il suono di un corno da caccia.
Cercate di essere razionali, pensate che si tratti di uno scherzo della vostra immaginazione, che vi siate suggestionati, quando ecco che finalmente esplode davanti ai vostri occhi una visione sconcertante: cavalieri circondati da un alone verdastro escono dal folto del bosco, al galoppo, seguiti da cani da caccia eccitati.
Il tempo di chiedersi se sia vero o meno ed ecco che ve lo trovate davanti, il capo di quella masnada infernale, su un cavallo nero, alto e dall’aspetto minaccioso con l’elmo con due grandi corna ricurve e la lancia in pugno che vi indica..

La Caccia Selvaggia è uno dei miti più diffusi in Europa e, di regione in regione, non è difficile imbattersi in questa credenza: dall’Europa settentrionale a quella centrale e, persino in Italia, abbondano i racconti di cortei spettrali dediti a furiose scorribande notturne in cerca di sventurati.

In Scandinavia  a guidare la caccia è Odino, nella sua forma di cacciatore selvaggio, che, in groppa al suo Sleipnir, guida le anime di guerrieri defunti attraverso i cieli, alla ricerca di prede come orsi o fanciulle.
Preannunciato dal tuono e accompagnato da venti furiosi, si narra che il corteo sia segno di sventura per chi ne è spettatore e che una tale apparizione preannunci calamità, tuttavia si dice anche che chi non è preso dal terrore della visione del corteo verrà ricompensato con l’oro per il suo coraggio.
Nell’Europa Centrale  il capo dei cacciatori è Wotan (il corrispondente di Odino nell’area dell’Europa centrale)ed è accompagnato nella sua cavalcata da dee come Holda.
A volte il corteo lascia dietro di se un cane nero il quale, secondo le leggende, deve essere accudito per un anno.
La tradizione vuole inoltre che, durante la caccia selvaggia di Yule(corrispondente al nostro ventuno dicembre), Odino trasformasse in dolci, gli ortaggi che i bambini lasciavano dentro i loro stivali, vicino al camino, per sfamare Sleipnir.
In Irlanda troviamo il leggendario re dei Túatha Dé Danann, Nuada a guidare la caccia selvaggia.
Anche Arawn, signore dell’oltretomba, guida la caccia selvaggia nel Galles, in continua ricerca di anime da catturare e portare nel suo regno infernale l’Annwn.
In tradizioni successive Arawn viene sostituito da Gwyn ap Nudd, una figura che può ricordare quella di Finvarra: anche Gwyn ap Nudd è re delle fate, chiamate nel Galles Tylwyth Teg, e come alcune versione di Finvarra è re del regno dei morti, il già già citato Annwn.
Gwyn up Nudd è descritto come un grande guerriero, dal volto scuro e nella sua caccia selvaggia è seguito dai Cŵn Annwn, i segugi dell’ade.
L’ululato di questi segugi giganteschi, dal pelo rosso e bianco,  risuonerebbe potente a grandi distanze mentre mano a mano che si avvicinano diventerebbe sempre meno udibile e annuncerebbe anche in questo caso la morte.
Segugi della caccia selvaggia sono presenti in molte tradizioni di diversi paesi e troviamo così i segugi di Gabriel, i Ratchets, gli Yell Hounds.
Il cane è quindi un elemento ricorrente nel tema della caccia selvaggia e da sempre, in moltissime culture, incontrare un mastino nero, a prescindere dalla caccia selvaggia, è presagio di sventura e non a caso si parla di mastini infernali o spettrali a guardia dei regni degli inferi, dal pelo nero e dalle dimensioni mostruose il cui sguardo infuocato era in grado di uccidere.

Non solo cortei di divinità compongono  la spaventosa caccia ma spesso, nei racconti popolari, guidano i cacciatori anche eroi del passato come re Artù, Carlo Magno , re Valdemar e così via in un susseguirsi di nomi che si rifanno a potenti condottieri, mai dimenticati, e che tornano a popolare le leggende dei loro sudditi suscitando ammirazione e devozione ma anche terrore nelle fredde notti in cui spronano i loro cavalli alla caccia.
In Italia a guidare il corteo è Beatrik una figura associata a Teodorico il Grande.

Con l’avvento del cristianesimo, la caccia selvaggia ha assunto caratteristiche ancora più demoniache e i cortei sono divenuti appannaggio esclusivamente di figure diaboliche e malvagie.

In Inghilterra, nella foresta di Windsor in particolare, vi sarebbe Herne il Cacciatore, un fantasma descritto come un cavaliere con un paio di corna di cervo sulla testa(particolare che potrebbe ricondurre ad una demonizzazione della divinità Cernunnos):  anche questa apparizione sarebbe presagio di sventura per quegli sfortunati che vi incappano.

Ben più particolare e pittoresca è l’apparizione della masnada infernale di Hellequin: vera e propria parata di dannati, rigorosamente ordinati come un vero e proprio esercito, il corteo di Hellequin era una visione spaventosa,  accuratamente descritta in alcune cronache antiche.
Fanti trapassati, cavallerizze nude sottoposte a torture per spingere alla confessione dei propri peccati, demoni neri, nani, cavalieri giganteschi in sella a destrieri scuri e mostruosi, sono solo alcuni dei componenti descritti dai testimoni dell’apparizione di questa bizzarra compagnia.
Lo stesso Hellequin, il cui nome significa re dell’inferno, è un demone: nero e gigantesco sarebbe un emissario del diavolo, da cui probabilmente in seguito è derivata la figura di Arlecchino.

La caccia selvaggia si confonde quindi con le apparizioni dei cortei di defunti, gli exercitus mortorum, grigie processioni di anime disperate senza possibilità di salvezza, costantemente vessate da demoni che le spingono a lunghe ed estenuanti marce per trasformarli in monito per chi si perde lungo la retta via.

A noi, molto poeticamente, piace pensare che la caccia selvaggia  sia il modo che hanno le vecchie divinità, dimenticate e rese demoniache, di ricordare agli uomini la loro maestosità, mostrando il loro lato più feroce e battagliero, invocando così lo splendore di tempi antichi in cui si cantavano inni al coraggio e si celebrano  eroi, capaci di grandi imprese.
Come al solito lettore ti chiediamo di volgere pensieri e a quegli dei dimenticati nei loro regni sotterranei e resi infernali, i cui templi giacciono in rovina e a quegli eroi del passato le cui gesta e il cui coraggio hanno ispirato gli uomini sin dall’alba dei tempi, perché in fondo l’immaginazione è il loro regno e per troppo tempo sono stati relegati a ricordi sbiaditi.
Non si sa mai, un giorno potresti ritrovarti in una bosco in una fredda notte, e magari gli dei potrebbero ricordarsi di quei pensieri che non gli hai concesso.

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2 thoughts on “La Caccia Selvaggia

  1. Mi piace molto questo articolo!Trovo che che questo è fra i più personali che hai scritto, molto meno formale e più sentito, non so mi da quest’impressione e mi piace questa cosa. Molto vere queste “curiosità “, direi che la caccia selvaggia è una delle forme più ricorrenti in tutti i miti. Molto bella la citazione alla masnada infernale ❤

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