Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Quattro

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Lancillotto, Ginevra e l’Amor Cortese.

<<… Io nuda contro il suo corpo nudo, per meglio abbandonarmi alla felicità…>>.

Chissà queste parole pronunciate da una Ginevra disperata in favore di Lancillotto, quanto scalpore hanno sollevato davanti alla corte di Maria di Champagne , fra damigelle, giovani cavalieri sognanti e mariti indispettiti. Il vero e unico clamore forse è dovuto al fatto che questo “scandalo” era profondamente voluto e non da qualche capriccioso scrittore, bensì dalla padrona di casa, la contessa Maria di Champagne. La giovane Maria, figlia della celeberrima duchessa e regina Eleonora d’Aquitania,  aveva ereditato dalla madre una “allegra passione” per i giovinotti e per i racconti romantici, annoiata da suo marito, dalla vita di corte e duramente provata dalle ferree leggi cristiane e medievali, cosa poteva fare per vivere questa “passione” ? Semplice, bastava inventarsi un genere letterario che giustificasse tali comportamenti amorosi (talvolta adulterini) e che divenisse una sottospecie di moda e comportamento cavalleresco presso tutte le corti. Nasce così “l Amor Cortese”.

L’origini di tale movimento letterario però non è veramente una spinta all’adulterio se si è costretti in matrimoni obbligati, in realtà si tratta di un comportamento di “cortesia” verso la dama da parte di un cavaliere che ovviamente non è il marito di questa e, che lei elegge e sceglie come campione personale. In parole semplici, questo “campione”  deve eseguire gli ordini della propria nobile dama e padrona permettendo inoltre l’esistenza di una sorta di amore platonico fra i due soggetti. Infatti questo comportamento e l’esistenza della scelta reciproca libera  fra dama e campione (sopratutto in ambito di tornei), non veniva considerato adulterino proprio perchè come regola non vi doveva essere alcun contatto fisico fra le due parti ma solo una devozione di spirito. Ovviamente il più delle volte non era così.

Maria di Champagne però non “inventa” da sola l’amor cortese, inconsciamente e sotto costrizione della contessa il vero fautore di questo movimento letterario e non, è il chierico di cui ad oggi sappiamo ancora pochissimo, Chrétien de Troyes.

De Troyes lavora alla corte di Maria da alcuni anni ( vi ha soggiornato dal 1160 alla data della sua morte nel 1190), scrive perlopiù storie sul ciclo arturiano, riprende personaggi dimenticati e se ne inventa di nuovi, attingendo sempre a fonti di antichi scritti o leggende. Quando la contessa si presenta da lui e gli ordina di scrivere un racconto adulterino, Chrétien ci pensa, lui da uomo di chiesa non si trovava a scrivere queste nefandezze, alla fine però se voleva continuare ad avere vitto e alloggio alla corte di Champagne era meglio per lui cedere alle richieste della padrona di casa. Il chierico aveva già scritto una prosa (oggi andata perduta) sull’amore adulterino di Tristano e Isotta, amore peccaminoso che però era basato su un equivoco, questa volta era diverso, avrebbe scritto su due adulteri consapevoli del peccato. Svogliato , Chrétien si mette a scrivere attingendo ad una già adultera Regina Ginevra della “Historia”  di Monmouth, però senza metterle acconto il traditore Sir Mordred ma un personaggio tutto nuovo, Sir Lancillotto del Lago. Ciò che esce fuori dallo scritto di un pigro De Troyes : “Lancelot ou le chevalier de la charette”, è leggenda.

Da quel lontano giorno alla corte di Champagne fino ad oggi il personaggio del cavaliere perfetto, uomo d’armi e d’amore, Lancilloto del Lago non è più uscito dall’immaginario collettivo, tanto che la maggioranza delle leggende francesi e anche la maggioranza del romanzo di Malory si basa proprio sulla storia di Lancillotto, dal suo arrivo a corte fino alla sua dipartita con cui di solito si chiudono quasi tutti i romanzi conosciuti del ciclo bretone.

Ciò che avviene nel racconto del “chevalier de la charette” è forse uno degli episodi più ricorrenti nelle versioni antiche e moderne della storia. Ginevra viene rapita da Sir Meleagant, un re ostile ad Artù. Il re di Camelot non può rivincere la propria sposa, così manda il suo siniscalco e fratello Sir Kay a riprenderla, ovviamente il povero Kay non riuscendo a battere gli uomini di Meleagant viene rapito anche lui. Lancillotto appresa la notizia accorre verso i territori di Meleagent per salvare la sua amata regina e anche il siniscalco, inutile dire che dopo molte avventure, un duello faticoso e anche un malinteso con la regina, lui riesca riportarli sani e salvi da re Artù. Sembra un episodio molto semplice, in realtà intrecciati in esso ci sono ben due elementi importanti. Intanto quello che definirà la struttura di un rapporto tormentato e passionale fra Lancillotto e Ginevra. I due infatti nel romanzo, addirittura giacciono assieme e verranno accusati di adulterio pur non essendo stati colti in flagrante , cosa che li salverà visto che basterà solo un duello fra Lancillotto e  Meleagant per far cambiare idea a tutti. Il secondo elemento è la definizione del carattere e della posizione a corte del personaggio di Lancillotto che sembra essere non solo il miglior cavaliere della Tavola Rotonda ma proprio un supereroe dei giorni nostri, tanto buono e cortese quanto agile e brutale in combattimento.  

Malory nella parte finale del suo romanzo  introduce questo episodio  trasformandolo in un ottimo capitolo che segna appunto il passaggio fra la parte centrale della storia piena di avventure e cavalleria, a quella finale epica e drammatica.

L’argomento del triangolo amoroso nel ciclo bretone fra il re, la regina e il campione viene raccontato da Malory e in opere successive  con molta delicatezza, proprio perchè non è semplicemente un triangolo incentrato esclusivamente sulle due figure adultere della moglie e del suo amante, ma una vera e propria storia a tre, dove anche il marito è parte viva oltre che lesa della faccenda.  Artù ha una profonda amicizia con Lancillotto e ama sua moglie senza mai tradirla, Lancillotto rispetta e stima Artù ma ama la sua regina dal primo incrocio di sguardi, Ginevra dal canto suo ama sia Artù che Lancillotto, non potendo fare a meno dell’uno e dell’altro. La figura che sembra guadagnarci di più in questo “triangolo” è proprio la regina. In molti romanzi sopratutto recenti la sua figura viene screditata e ridicolizzata, tutto ciò è assolutamente conseguenza di anni e anni d’influenza religiosa Cristiana nella nostra cultura, infatti la Ginevra adultera d’origine celtica non porta segno di peccato, il suo adulterio con Mordred nella religione pagana è assolutamente giustificato. I celti erano una comunità basata sul potere delle donne, tutte le divinità più importanti erano donne e se una donna decideva di avere due uomini non era considerato un male, anzi la donna poteva addirittura ripudiare il proprio uomo da casa e dalla sua compagnia se non aveva fatto il suo dovere in battaglia o mostrandosi un degno guerriero. Chrétien riprende questa cultura celtica nel rapporto a tre del sovrano, della dama e del cavaliere trasformandolo non solo in un perfetto quadro di società medievale ma rende questi rapporto così intenso e drammatico da lasciar intendere a futuri cantastorie che questo segnerà la fine di Camelot.

Malory per una delle storie d’amore più coinvolgenti di sempre, utilizza gran parte di materiale francese che è sicuramente quello più approfondito e malinconico .

Artù conosce la principessa Ginevra da adolescente, era diventato sovrano da poco e aveva a che fare con i nobili ribelli che di certo non accettavano un ragazzino al trono d’Inghilterra. Salva il padre , Re Leodagrnce e le genti della principessa durante un assedio al loro castello da parte di quei villani, rimane subito colpito dalla gentilezza e dalla bellezza della giovane ragazza che gli cura le ferite riportate in battaglia e lo fa sentire a proprio agio nel suo castello. I due si trovano subito, ma Artù non può dedicarsi alla principessa troppo preso com’è dal ristabilire l’ordine nel paese, passa quindi qualche anno e, qui entra in scena l’inizio della storia ripresa da Malory. Merlino consiglia ad Artù di prendere moglie visto che ormai il controllo sul territorio è ultimato e la corte ha bisogno di una figura femminile, il giovane re fra tutte le fanciulle che ha conosciuto confessa di essere perdutamente innamorato della principessa di Ginevra dal primo momento che l’ha vista; Merlino avverte il giovane che questo amore gli darà gran pena, che probabilmente Ginevra si, è una brava ragazza ma non fa per lui. Artù non da retta alle parole di Merlino e accetta qualsiasi cosa abbia in riserbo per lui questa relazione, invia una richiesta a Re Leodagrance per la mano di sua figlia e il vecchio re e Ginevra accettano di buon cuore, la giovane era rimasta colpita dal sovrano, gli voleva bene, forse troppo spiritualmente.

Le nozze e il banchetto godono di uno splendore unico, una delle doti che fra l’altro porta Ginevra con se per il matrimonio è proprio la Tavola Rotonda che fra l’altro era stata fatta fare dal padre di Artù , Uther Pendragon e, che aveva dato a sua volta in dono a Leodagrance.

La vita a corte scorre senza alcun problema, fra cavalieri, damigelle, fate e maghi. Ginevra si dimostra un’ottima regina, una persona di buon cuore, altruista e generosa, con Artù tiene un ottimo rapporto basato sulla stima che ha di lui come figura di sovrano, finchè un giorno un cavaliere si presenta a corte chiedendo di essere investito come membro della Tavola Rotonda. L’incontro fra Lancillotto e Ginevra varia in molte versioni, da quella dove lei lo investe cavaliere per  suo conto a quella dove il caso è voluto da un equivoco e, mancando il sovrano a corte per l’investitura, la regina adempie a questo compito, addirittura vi è anche una versione che vorrebbe Lancillotto stesso a chiedere in sposa Ginevra per conto di Artù. La cosa su cui tutte le versioni concordano è che Lancillotto non è fatto cavaliere da Artù ma da Ginevra e che quell’incontro fu fatale per entrambi. S’innamorano dal primo momento, lo confesseranno reciprocamente più avanti, nelle versioni francesi aiutati da Sir Galeotto ( cavaliere molto amico di Lancillotto e si, da questo avvenimento vi è la nascita anche del modo di dire: “questo incontro  fu galeotto per..”), nella versione di Malory non ci viene svelata la confessione ma sappiamo che dopo un po’ i due innamorati intraprendono questa relazione  fatta di fugaci  incontri, brevi conversazioni e baci, solo verso la fine la loro relazione diventa veramente fisica. Lancillotto promette a Ginevra che non avrà altre relazioni e non si sposerà mai, promessa che effettivamente mantiene, visto che l’unico “tradimento” con quella che sarà la mamma di suo figlio Galahad avviene per via magica e non voluta. Il loro amore a differenza di quello molto più puro di Tristano e Isotta è un amore passionale,carnale e tormentato. Ginevra si dimostra un’amante gelosissima del suo cavaliere e si arrabbia spesso con lui, pentendosene il più delle volte. Non riesce a vivere senza saperlo vivo e felice, una felicità che purtroppo non sarà raggiunta da nessuno dei due, Lancillotto accetta i doveri della regina verso il suo re, ma il più delle volte si butta in cerca di avventure per non soffrire vedendo la propria dama così vicina ma allo stesso tempo così  lontana da se. Combatte in onore di Ginevra sempre. Addirittura quando durante la cerca più perigliosa di tutte, quella per il Sacro Graal , avrebbe la possibilità di redimersi da questo peccato lui ammette di non riuscirci poichè ama Ginevra troppo teneramente per perderla.

Artù non abbiamo mai la certezza che sappia o no di questa relazione, probabilmente sa ma non lo vuole vedere, proprio per il sentimento che anch’esso prova per la regina, ma sopratutto perchè sa quale conseguenza penderebbe sul suo regno e sulla sua donna. Dal canto suo dimostra anche qualche cenno ad leggero senso di colpa, perchè da sovrano non può trattare Ginevra come vorrebbe, ma il loro è destinato ad essere quasi sempre più un rapporto formale che di puro amore. Quello che invece Lancillotto essendo cavaliere le può dare.

La situazione precipita quando Mordred venuto a sapere per certo ormai di quello che sospettava da tempo, solleva la questione a corte e Artù non può più far finte di niente. Lancillotto e Ginevra vengono colti in flagrante , Lancillotto fugge , la regina viene condannata al rogo ma il suo cavaliere la salva ancora una volta. Segue poi una guerra fra Artù e Lancillotto, anche perchè esso preso dalla fretta in fuga aveva ucciso i nipoti di Artù, nonché fratelli di Sir Galvano (nipote e figura importantissima per Artù). La regina viene restituita al re alla fine che promette di perdonare l’accaduto, ma Lancillotto deve tornare nelle sue terre in esilio. Ormai qualcosa si è spezzato a corte, poco dopo Galvano, vendicativo verso Lancillotto, costringe un Artù ormai vecchio,stanco e privo di motivazioni a combattere lontano dall’Inghilterra, di nuovo contro il suo ex amico, finchè poi non arrivano notizie dalla madre patria dell’usurpatore del trono Mordred e  il momento della dipartita nella battaglia finale contro quest’ultimo.

Lancillotto e Ginevra non si vedevano dal momento in cui il cavaliere ha dovuto riportare la propria regina a corte , al suo legittimo sposo. Si rincontreranno in un monastero dove Ginevra tenta di redimere la sua anima. La regina è piangente per la scomparsa del marito, forse solo ora si rende conto di quanto abbia amato anche lui, Lancillotto aveva intrapreso un lungo viaggio per cercarla , speranzoso di trovarla sana e salva. Il loro dialogo è profondamente triste, malinconico e pieno di quell’amore che hanno provato l’uno per l’altra. Ginevra prega a Lancillotto di andarsene, che non vuole più peccare con lui dandogli un singolo bacio, vorrebbe ma non vuole far del male ancora ad Artù. Lancillotto potrebbe andarsene e farsi una vita finalmente ma decide, disobbedendo per la prima volta alla sua dama, di redimere anche la sua anima e che una vita senza di lei non sarebbe tale, prende quindi  congedo e va a ritirarsi in un monastero. Saprà qualche tempo dopo della morte di Ginevra, andrà lui stesso a seppellirla. Le suore del convento gli riferiscono che le ultime parole di Ginevra erano una preghiera per la sua anima e che sperava di non vederlo prima di andarsene, perchè anche quella volta esattamente come il loro primo incontro, lo avrebbe guardato come si guarda la cosa più bella.

Sir Lancillotto del Lago, il cavaliere e amante perfetto, introdotto nella leggenda da De Troyes e forse ispirato a qualche figura guerriera scandinava,  si lascia morire poco tempo dopo la sua amata. Con la sua sepoltura si conclude una delle storie più importanti della cultura anglosassone ed europea, ma anche una delle storie d’amore più belle di sempre.

Si dice sia morto con il sorriso, quale fosse il suo ultimo pensiero non ci viene descritto.. forse solo chi ama sul serio .. lo può intuire.

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3 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Quattro

  1. Sei stata capace di farmi rivalutare la figura di Lancillotto che non è una delle mie preferite.
    Artù è davvero una figura malinconica: nonostante sia un re giusto non conosce la gioia di essere padre (anzi..) e viene tradito dall’unica donna che abbia mai amato.

    • Intanto è una soddisfazione quella su Lancillotto XD ! Per quanto riguarda Artù, io trovo anche in questo un gran fascino nella sua figura. Il loro triangolo infatti è la storia d’amore che preferisco nella letteratura perchè la trovo completa .. e assolutamente drammatica per Artù proprio in quel senso, contiene in essa ogni tipo di amore, da quello non ricambiato a quello fraterno fino a quello lussurioso e passionale. 😀

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