Le Ballate dalle Fate

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Lungo le sponde dell’Huntlie Thomas ebbe un dì una visione mirabile. Fin sotto il suo salice arrivò al galoppo una dama amabile..

Il giovane viene ipnotizzato dalla dama, avvolta dalla luce spettrale della Luna, che scende come un ragno da un albero in fiore, lo cinge e lo fissa con i suoi occhi neri come la notte e profondi come un pozzo che dà sul nulla.
I riccioli neri della dama si muovono con lei, lo stringono in quello che è un abbraccio dolce e dai cui è impossibile liberarsi.
Il ragazzo fissa le labbra rosse e piene della dama, attratto dal loro sapore le bacia.
La dama sorride, lo prende per mano e lo conduce al suo cavallo: assieme partono per la terra degli elfi, un luogo a metà tra Inferno e Paradiso dove vengono portati quei mortali vittime felici delle malie delle fate.
Nel profondo del suo cuore il giovane sa che sarà al servizio della dama, poco importa del mondo lasciato alle spalle..

Già in precedenza nel nostro sito abbiamo parlato del Piccolo Popolo, per la precisione nel primo articolo pubblicato intitolato La Razza Fatata.
Parlare degli abitanti di Faerie non è mai un compito facile ma immergersi nel regno di questa razza nobile e capricciosa è sempre un’esperienza appagante che porta a conoscere molti racconti e canzoni estremamente interessanti, ricchi di elementi suggestivi e macabri e che spesso narrano la storia di luoghi o persone realmente esistenti.
Uno degli elementi più ricorrenti di queste storie è il fascino irresistibile che questi esseri incantati esercitano sui mortali che, costretti da vincoli magici, devono abbandonare la loro vita per seguire il loro nuovo signore o signora in un regno sospeso tra cielo ed inferi.
Sono storie sospese tra le frivolezze, le gioie e gli scherzi di un’esistenza immortale nel regno di Faerie e la grigia e inevitabile separazione da queste terre magiche per tornare all’abbraccio della mortalità.
Come vedremo nel seguito, e come abbiamo detto anche nel precedente articolo, il legame tra la razza fatata e il regno dei morti è molto forte e, spesso e volentieri, i re di un regno sono re anche dell’altro.
Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo delle storie.

Lontano, lontano, si spinsero lontano, più veloci del vento cavalcarono, finché giunsero ad una landa desolata, la nostra terra alle spalle si lasciarono

Una delle storie più poetiche e affascinanti è quella narrata dalla ballata scozzese intitolata Thomas the Rhymer, illustrata in modo magistrale dall’artista Charles Vess, autore dell’opera Ballate, in cui interpreta graficamente, con il suo grande talento, alcune delle più famosi canzoni popolari della tradizione.
La ballata si ispira al personaggio realmente esistito di Sir Thomas, vissuto  alla fine del 1200 in Scozia.
Si diceva che Sir Thomas non solo fosse un poeta ma che fosse un uomo capace di dire solo il vero e talvolta di compiere profezie.
La stupenda ballata narra dell’incontro tra Thomas e una regina degli elfi, senza nome.
Thomas abbagliato dalla bellezza di tale Dama la bacia, innescando il vincolo magico che lo porterà a passare i successivi sette anni (numero ricorrente come vedremo) lontano dal suo mondo.
L’elemento più bello e che rimane più impresso nella memoria è sicuramente la cavalcata dei due attraverso i diversi regni.
La Dama, sul suo cavallo ornato di campanelle, conduce Thomas oltre la strada per gli Inferi e per il Paradiso, conducendolo al paesi degli elfi, luogo che sembra quasi essere una via di mezzo tra i due reami soprannaturali.
Effettivamente, secondo la tradizione cristiana, il Piccolo Popolo derivava proprio da quegli angeli che, al momento della ribellione di Lucifero, vennero scagliati al di fuori del regno della Cieli e furono talmente fortunati da non sprofondare negli Inferi.
Non solo, anche l’attraversamento del fiume di sangue, ricorda la geografia infernale, caratterizzata da fiumi del genere come il Flegetonte, citato anche nella Divina Commedia e nell’opera incompiuta The Faerie Queene di Edmund Spenser.
Essendo la ballata scozzese, vale la pena parlare della suddivisione che proprio in Scozia si faceva delle razza fatata: da una parte vi era la corte Seelie, ovvero quella di cui facevano parte gli spiriti e le creature che tendenzialmente aiutavano i mortali, chiamati anche “The Golden Ones” o “The Shining Thron“, dall’altra parte invece vi era la corte Unseelie, di  cui facevano parte coloro che anche senza motivo si divertivano a provocare danni ai mortali.
Tornando alla ballata nel suo viaggio soprannaturale Thomas ottiene dalla regina che lo rapisce un frutto, che gli dona appunto la capacità di dire esclusivamente il vero.
Solo una volta terminati i suoi sette anni al servizio della regina il buon Thomas sarà libero di tornare dalla sua gente, con un dono che lo renderà famoso, tanto più che ancora oggi è conosciuto come True Thomas.

Il mio amore cavalca un destriero che è più leggero del vento: dietro è ferrato con l’oro, davanti è ferrato d’argento..

Un’altra ballata altrettanto famosa e simile per temi è Tam Lin, anch’essa proveniente dalla Scozia.
In questa ballata non solo vi è la tematica del rapimento dei mortali da parte delle fate ma vi sono anche altri elementi che si ritrovano in moltissime altre storie del folklore di Scozia, Inghilterra e Irlanda.
La storia di Tam Lin è quella di un giovane, Tam Lin per l’appunto, che viene liberato da una fanciulla, che porta in grembo suo figlio, dalla prigionia della Regina delle Fate, personaggio tipico di queste storie e che approfondiremo tra poco.
Tam Lin è un cavaliere, il suo cavallo è bianco e maestoso e, assieme ad altri membri della corte della regina imperversa nelle campagne notturne in cortei spettrali, tipici delle storie di fate e che ricordano molto la Caccia Selvaggia.
Proprio nella vigilia di Ognissanti Tam Lin verrà liberato dalla fanciulla che lo ama, spezzando così la magia che lo teneva intrappolato nel reame delle fate.
Ancora una volta, un legame con i morti: alla vigilia di Ognissanti, la notte di Samhain per i Celti, secondo le credenze pagane il confine tra il mondo dei vivi e dei morti si assottigliava talmente tanto che fantasmi e spettri vagavano per le strade e le campagne.
Proprio questa era una delle notti preferite da fate ed elfi per manifestarsi ai mortali, danzare sotto la luna e cavalcare a perdifiato per le stradine che solcano le colline, riempiendo il cuore di meraviglia e, allo stesso tempo di terrore, negli abitanti di quelle terre attraversate dal fiero corteo.
Quali tempi meravigliosi erano quelli in cui si poteva udire il secco rumore degli zoccoli dei cavalli fatati nel tuono, e gli scampanellii delle campane d’argento legate ai vestiti dei loro cavalieri nella pioggia, quando le storie erano ancora vive nel nostro mondo e ancora si muovevano scaturendo dall’arpa di un bardo o dal liuto di un menestrello o, ancora, nella voce di una balia.

Quel giorno, che sia maledetto, quel giorno di freddo e di gelo; a caccia quel dì mi recavo, ma caddi dal mio destriero..

Parlando di ballate sulle fate non si può non citare anche La Ballata di Aengus il Vagabondo, di William Butler Yeats, poeta e mago irlandese che ha immortalato lo struggente amore di Aeungus per una fanciulla apparsa davanti ai suoi occhi e subito scomparsa, dopo averlo chiamato per nome.
Di fronte alla visione della bellezza della ragazza, descritta con dolcezza e semplicità dal semplice Aengus, non si potrà che cadere in un amore profondo e immortale per la fanciulla dei boschi assieme al protagonista della ballata che, dopo averlo chiamato per nome subito svanisce nell’aria, come una visione.
Aengus, totalmente rapito dalla bellezza della dama, non potrà far altro che intraprendere vagabondaggi nei boschi fino alla fine dei suoi giorni, mosso dalla speranza di incontrarla di nuovo.
La storia di Aengus è commovente nella sua semplicità e mostra ancora una volta come mortali e immortali si attraggano a vicenda, in un sogno indefinito chiamato Faerie.
La ballata di Yeats è stata messa in musica da Angelo Branduardi, che ha creato un magnifico brano, pieno della magia e della poesia delle parole del poeta irlandese.

Ah, vedo che la Regina Mab è venuta a trovarti, lei, che tra le fate è la levatrice, e viene, non più grande d’un’agata al dito d’un consigliere, tirata da un equipaggio d’invisibili creature fin sul naso di chi giace addormentato..

Come abbiamo visto, il personaggio della Regina delle Fate è ricorrente nelle ballate.
Usando il suo fascino e la sua magia, la Regina costringe giovani cavalieri e poeti a seguirla nel regno fatato e servirla per i successivi sette anni.
Coloro che la seguono abbandonano i loro affetti, la loro vita e tutto quel che gli apparteneva, ritornando alla fine dei sette anni nel nostro mondo e vivendo come stranieri nel posto che una volta chiamavano casa.
Non solo, a volte aiuta anche gli sventurati come accade nella ballata Allison Gross: il protagonista della ballata viene catturato dall’orrenda strega Allison Gross e tramutato in un gigantesco verme: solo l’intervento della regina delle fate, alla testa di una schiera di Seelie, porrà fine alle sue sofferenze e lo libererà dal giogo della fattuchiera.

Prima di soffermarci sulla Regina, che in un certo qual modo appartiene ad una tradizione più tarda, è bene ricordare anche altre figure dei racconti popolari molto simili, per la precisione ricordiamo due dei più importanti sovrani delle fate.
Finvarra, re del Piccolo Popolo e membro dei Túatha Dé Danann, era famoso per rapire fanciulle ma la sua era decisamente un’abitudine consolidata anche tra i suoi sudditi meno nobili, come riportato in molte altre fiabe.
Finvarra anche era un possente guerriero e un impareggiabile giocatore di scacchi.
Simile a Finvarra è anche Gwyn ap Nudd, signore dei Tylwyth Teg, la razza fatata del Galles, e re degli inferi, guidava la Caccia Selvaggia nella sua terra ed è legato ad Arawn.

Tornando alla regina, la sua figura divenne di particolare rilievo grazie ad alcune delle ‘opere di Shakespeare: un richiamo alla regina delle fate lo ritroviamo in una popolare scena di Romeo e Giulietta, quando Mercuzio parla di Mab, regina e levatrice di fate, ma è sicuramente nell’opera Sogno di una Notte di Mezza Estate che appare la regina più famosa del piccolo popolo: Titania, moglie di Oberon.
La regina delle Fate in Scozia, già dalla seconda metà del sedicesimo secolo, era conosciuta come Queen of Elphame ed era chiamata NicnevenGyre-Carling ed era legata alla figura di Ecate ed alle streghe.
La regina di Elphame era invocata soprattutto nei processi delle streghe in quanto si credeva che la regina e i suoi servi fatati insegnassero alle giovani streghe l’arte della magia.
In alcune confessioni, si parlava della regina come del diavolo sotto mentite spoglie ma non solo: si narra che la regina ed il suo corteo cavalcassero dei destrieri bianchi e, al suo fianco, il diavolo nelle sembianze di un cervo la seguisse.
Ancora alcune testimonianze la descrivono dalla forma umana, eppure come ombra mentre lei e i suoi servi giocavano e danzavano a volontà.

La figura della regina è affascinante e ha origini molto antiche e, anche oggi, è capace di incantare con le storie di cui è protagonista.
Quasi cento anni fa, nel 1920 circa nel pieno dell’ondata di occultismo che investì l’Europa, le fate furono protagoniste di un famoso scherzo, che beffò persino Sir Arthur Conan Doyle il creatore di Sherlock Holmes: le foto delle Fate di Cottingley fecero molto scalpore e la stampa di tutto il mondo si interessò notevolmente a questo caso.
Le famose foto ritraevano due giovani ragazze, le cugine Elsie e Frances, autrici dello scherzo, assieme a delle fate, che poi nel 1981 rivelarono essere semplici sagome di cartoncino disegnate a mano e fissate con degli spilli.
Nonostante la confessione delle due ragazze un piccolo mistero aleggia attorno alla quinta foto che, secondo Frances era l’unica autentica.

Le suggestive storie delle fate fanno parte di un patrimonio culturale antico e suggestivo e splendide illustrazioni usate per questo articolo, opera dell’artista Charles Vess, non possono far altro che dare ancora più vita e forza a questi racconti.
Noi di Yggdrasil vi lasciamo con la splendida ballata di Aengus il Vagabondo di cui abbiamo parlato in questo articolo e vi auguriamo buon ascolto.

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