Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Sei

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Camelot e i Cavalieri della Tavola Rotonda. 

Nell’immaginario collettivo attuale, quando si parla di Medio Evo la prima immagine che ci appare nella mente di solito, non sono tanto le lucenti spade o le cotte di maglia ma l’imponente e austera figura del castello con il bastione, le mura , le torri , il fossato e i ponti levatoi; non solo questi “giganti” rappresentano  delle opere di architettura e di ingegno notevoli nella storia dell’uomo ma il vero e proprio modo di pensare, di vivere e di porsi di un’intera epoca. Queste fortezze infatti rappresentano quanto il Medio Evo sia stata un’ epoca contraddittoria tra santi e malfattori, tra povertà e splendore, tra difesa e attacco costante, la persone chiuse fra le mura spesso erano chiuse anche nel cuore e nel modo di pensare. L’errore che si commette più spesso però quando si pensa ai castelli medievali è di associarli prevalentemente al colore “grigio” delle pietre che li compongono, in realtà la maggioranza di queste strutture era spesso colorata sia fuori che dentro le mura e, di solito, con colori che rimandavano al vessillo del proprietario del feudo o direttamente al Re o al Duca di cui il signore feudale era seguace o sostenitore, inoltre  venivano decorati e costruiti anche a seconda della loro funzione, a volte era solamente una grossa base o caserma militare mentre nella scenario più classico era spesso una vera e propria cittadina circondata e protetta da alte mura. Le intemperie, le battaglie , le guerre e l’abbandono da parte dell’uomo, fecero si che solo in pochi castelli ancora oggi e ,sopratutto negli interni dei bastioni, possiamo noi godere della vista di questi colori sgargianti con impresse scene tipiche di corte dell’epoca o la funzione stessa delle varie sale. Il resto delle fortezze  quasi come a stendere un velo su un’epoca controversa , violenta e poco compresa fino ai tempi d’oggi , si sono ormai colorate di grigio. Possiamo dire però, che fino ad oggi un solo vero castello è rimasto colorato, sgargiante e lucente nella nostra memoria, nella nostra fantasia, un castello che era celebre anche all’epoca e paradossalmente se fosse realmente esistito non sarebbe stato fatto nemmeno di pietra ma di legno,(come usavano essere le fortezze nel VI secolo d.C), parliamo proprio del famigerato castello di Camelot.

La prima volta che sentiamo parlare di Camelot nel Ciclo Arturiano avviene già tardi, nel 1170 d.C., la maggioranza delle storie più famose relative ai cavalieri della Tavola Rotonda erano già scritte, ma  non ancora  quelle più romanzate e “modernizzate” al riguardo dell’intera materia arturiana. In questo caso, ancora una volta, a farci sognare  non in storie d’amore cortese appassionate ma in un luogo da favola , c’è Chrétien de Troyes. Dalla penna del monaco esce ,senza dare veramente spiegazioni in merito, il nome di Camelot, proprio come se fosse già sentito o già descritto altrove come il castello portante della mitologia di Britannia, perciò non viene mai descritto nella sua forma o nei suoi colori ma solo nominato proprio in concomitanza con il personaggio di Lancillotto del Lago. Successivamente al racconto famosissimo del “cavaliere della carretta” , Camelot entra a far parte della storia e da quel momento in poi verrà più volte descritta, citata e addirittura posta come capoluogo del regno di Artù . Il lavoro di De Troyes nella ricerca di nuovi elementi da aggiungere alla storia di Artù, non era per niente scontato, il metodo con cui raccontava i suoi protagonisti, quindi i cavalieri di Artù era  appassionato e molto approfondito per l’epoca come abbiamo già visto negli articoli precedenti, probabilmente il monaco, dopo aver letto e saputo molto in merito alle leggende antiche sulla materia, capiva bene che l’elemento che mancava era un vero e proprio legante per queste storia e questi protagonisti, infatti quando le leggende venivano tramandate di generazione in generazione la maggior parte delle volte erano racconti singoli, non c’era ancora quel vero e proprio senso della “Grande Corte* medievale quindi continuare a trasporre queste storie occorreva “modernizzarle” e renderle al passo con un’epoca dove la corte era ormai qualcosa di più che radicato nella società, un vero e proprio status quo dei vari signori feudali. Paradossalmente dopo l’introduzione di questo !stato” nel ciclo arturiano, fu la società dell’epoca influenzata dai racconti a voler imitare a tutti i costi i protagonisti della corte di Camelot e anche il suo codice cavalleresco.

Re Artù costruisce Camelot come simbolo di un regno ormai unito, dopo le guerriglie contro  barbari,tiranni e signori ribelli; per dare un vero simbolo a ciò in cui crede costruisce questa città  che in realtà non funge realmente da sede statica per il re e i suoi cavalieri ma come un luogo di fratellanza, di unione, difatti a Camelot chiunque può trovare asilo. Il castello equivale a riposo per i viaggiatori o per cavalieri erranti stanchi, è sede di sgargianti giochi, tornei o fiere itineranti, ed un punto di ritrovo generale per le festività o anche per chi da oppresso chiede libertà e giustizia; perciò il vero senso di Camelot è anche la spiegazione del suo successo letterario, perchè non sta a simboleggiare realmente il potere del Re e nemmeno la sua dimora, Artù si spostava continuamente durante l’anno nelle varie proprietà del regno, la forza di Camelot  sta invece rappresentare il punto fermo di tutti nella corte, nel popolo e nel cuore delle persone. Ad esempio, anche se non vi fosse stato il re a Camelot presente  e qualcuno avesse avuto urgente bisogno di aiuto vi avrebbe trovato comunque qualche cavaliere di corte disposto ad aiutarlo o a partire per una lunga avventura. Perciò quello ha colpito e che piace di Camelot è che rappresenta lo stesso punto fermo che nella vita di ciascuna persona è sempre presente, chi ha per punto fermo l’ambizione, chi la famiglia, chi l’ignoto, chi l’amore ,chi l’avventura e questo fa si che nel romanzo non sia protagonista assoluto unicamente  il re ma sopratutto i suoi cavalieri, veri perni essenziali di questo luogo quasi utopico.

La corte di Artù, adesso legata, grazie al ” punto fermo” di Camelot , nel romanzo di Malory .subito dopo la pace nel regno e il matrimonio del re con la  principessa Ginevra, diventa protagonista assoluta. Da quel momento nel romanzo la figura del re ci sembra quasi funga da sfondo, Artù diventa colui che fa da giudice in merito alle decisioni della sua gente e partecipa solo alla vita da sovrano, quindi preoccupandosi dei problemi complessivi del regno, dopotutto se conducesse una vita d’avventura costante lontano da tutti non gioverebbe di certo al regno, perciò obbligatoriamente nel romanzo cominceremo a vederlo quasi a sprazzi fino alla fine dove, purtroppo, tornerà  ad essere vero e unico protagonista. Quindi il lungo spazio dedicato al  periodo splendente di Camelot se lo prendono meritatamente i Cavalieri della Tavola Rotonda. La grossa tavola che il padre di Ginevra dona ad Artù come pegno di nozze, diventa il simbolo della fratellanza fra tutti coloro che vogliono servire il re e le sue genti diventando cavalieri,  questo “corpo” di cavalieri fidati .di numero variante a seconda degli autori e delle epoche, (il numero considerato “originale” è di 140 membri) è aperto a tutti, non c’è distinzione di ceto sociale fra i cavalieri, nemmeno di razza o di credo, ovviamente nei racconti venivano privilegiati i cavalieri di credo Cristiano o di nobili origini, ma queste erano forme più adottate dai cantastorie medievali che nei romanzi successivi a Malory. La vera richiesta che veniva posta a un cavaliere, o a chi voleva entrare a far parte della Tavola Rotonda, oltre all’abilità da dimostrare in battaglia o magari all’apposito gioco del torneo, era il “senso morale”. Oggi ,potremmo quasi chiamarla” meritocrazia”, i cavalieri dell’ordine dovevano obbligatoriamente rispettare un codice morale che non mirava a fare di loro dei tiranni per sopraffare gli altri col proprio potere, ma dovevano essere dei servitori dei più deboli o di chi aveva subito ingiustizia, nel vero senso della parola; ciò che spesso, però, richiedeva il “senso morale” erano le scelte che si affrontano sul come aiutare chi avesse avuto bisogno e sul come valutare se costui avesse sul serio avuto bisogno o stesse dalla parte considerata giusta, dopotutto chiunque poteva entrare a corte  e chiedere la testa di qualcun altro, non per questo però il suo desiderio poteva essere esaudito. Chiunque fosse venuto a meno del suo senso morale sarebbe stato espulso dall’ordine, peccato che anche in una giustizia “quasi perfetta” come quella arturiana ci fossero delle pecche o degli “strizzamenti d’occhio” verso gli sbagli commessi da certi cavalieri piuttosto che da altri. Forse in questa situazione dovremmo conoscere e analizzare alcuni di quei cavalieri che nel libro di Malory hanno un ruolo importante e abbastanza ricorrente negli eventi e nella vita di corte ,al di fuori di Lancillotto del Lago e Tristano di Liones che come abbiamo gia visto sono dei protagonisti veri e propri dopo lo stesso Artù.

Sir Galvano di Orkney : Nelle leggende celtiche quando si chiamava “Gwalchmai” era il più famoso cavaliere del re e il più bravo in battaglia, quando subentrarono le leggende francesi e le romanze nella materia di Britannia qualcosa cambiò notevolmente. Parlando prima di “strizzamenti d’occhio” sulle leggi morali del codice cavalleresco Arturiano, il caro nipote del re ne ha avuti parecchi di “perdoni forzati” sulle proprie spalle e non crediate che sia solo per l’essere in un ceto di parentela privilegiato col re. L’espansivo Galvano, primogenito del Re Lot  di Orkney e delle isole Orcadi e di Margouse (sorella di Artù), era un principe conosciuto e apprezzato dai cavalieri e re amici del padre sovrano (ricordiamo che Artù appena investito re dovette molto all’appoggio immediato di Lot e di conseguenza di un notevole gruppo di nobili ad aiutarlo nella sua impresa), quindi venne preso nella guardia personale di Artù quasi con “obbligo di parentela e di appoggio”, assieme ai suoi fratelli Agravano, Gaherish e Gareth.

Il re  di Camelot verso il nipote perciò ha un rapporto abbastanza complesso, perchè da una parte si vede costretto quasi a  “tenerselo buono”  sotto di sè per interesse politico, dall’altra parte comprende il carattere quasi da “ribelle innocuo” che questo giovane principe tiene, tuttavia col tempo Artù prenderà a volergli molto bene e a considerarlo quasi il figlio naturale che non ha mai avuto. Galvano dal canto suo cresce negli agi e nei vizi nella corte di suo padre, non cresce facendo la stessa gavetta di Artù, perciò gli sforzi che il giovane attua nel cercare di contenere il suo comportamento prevalentemente arrogante e violento sono notevoli e testimoniano di base il suo buon cuore, pur rimanendo nei racconti in una posizione  “grigia” ,quindi non troppo luminosa e nemmeno nera come invece farà il suo fratellastro Mordred . Nella Tavola Rotonda probabilmente era il cavaliere che vantava più rapporti sociali di chiunque, era preso in considerazione per ogni decisione importante e consigliava Artù spesso, nonostante i suoi consigli si rivelassero la maggioranza delle volte sempre troppo impulsivi. Galvano si è macchiato di numerosi omicidi, sopratutto di altri cavalieri anche solo per puro interesse o antipatia e quando è stato beccato non c’erano prove sufficienti o non è stato mai punito veramente a dovere; basti pensare al famoso omicidio di un suo compagno d’arme, Sir Lamorak, ucciso per essere l’amante di sua madre, Margouse, (nella versione di Malory uccide anche la propria madre), ma per quanti atti sull’orlo del deplorevole abbia commesso Galvano c’è da dire che ne ha compiuti altrettanti ottimi e giusti. La storia questo cavaliere essenzialmente è la storia di una persona impulsiva, irosa e testarda per la maggioranza delle volte, ma se può vantare di essere il più “colorato” fra i cavalieri è anche colui che pur non essendo molto in voga nelle corti come Tristano o Lancillotto, ha il maggior numero di storie e di avventure singole basate sulla sua persona, molto famose in letteratura. Le tre storie più famose trattano argomenti che si stenta a credere possano essere usciti da un periodo buio come il Medio Evo. Sono storie profonde e piene di pathos : Galvano e il cavaliere Verde , Galvano con la damigella e il nano, e il Matrimonio di Sir Galvano.  La prima storia, la più famosa , l’avventura del Cavaliere Verde fa apprendere a Galvano e al lettore quanto sia importante la sincerità , la seconda storia con la damigella e il cavaliere nano è molto “scanzonatoria” e insegna a Galvano il non giudicare mai le persone e  l’ultima che tratta del suo matrimonio con dama Ragnelle è un altro piccolo capolavoro, raro nel mondo medievale, che insegna a rispettare e a dare importanza alle donne senza che esse siano proprietà degli uomini. In ogni occasione Galvano accompagna il lettore o l’ascoltatore in un avventura piena di simbologia, chi segue questo cavaliere impara con lui senza mai sentirsi solo. Morirà in Bretagna quando lui stesso aveva consigliato ad Artù di muovere guerra a Lancillotto dopo la celeberrima situazione con la regina Ginevra, si pentirà in punto di morte di aver fatto guerra ad un amico e di aver condotto il re così lontano dalla sua patria.

– Sir Gareth di Orkney : il più giovane cavaliere e il più giovane dei figli di Re Lot, quindi dei nipoti di Artù. Se Galvano era un personaggio puramente grigio, Gareth rappresenta sicuramente la purezza e la luce, il suo spirito è sempre positivo. Protagonista di molte avventure e battaglie, viene associato molto poco al fratello e molto di più a Lancillotto di cui Gareth tiene un rapporto di stima assoluta, il suo sogno è difatti quello di diventare come il celebre cavaliere bretone. Gareth è sempre un personaggio di origine celta e come il resto dei suoi fratelli sono fra i primi ad apparire come cavalieri di Artù. La sua voglia di avventura è contagiosa, negli “iddigli del re” di Tennyson riesce a sposare la dama che tanto lo fa penare ,nella sua avventura più famosa, dama Lynette ( diciamo pure che Tennyson fa qualcosa che avevano sognato tutti visto che i due personaggi stavano benissimo assieme e la dama era barbara ,lo scanzonava di continuo ed era un rapporto quasi da commedia per l’epoca) , mentre nella versione classica sposa un’altra dama, Lyonesse. Per un brutto scherzo del destino ,Gareth, condurrà la regina Ginevra al rogo come stabilito dal re dopo la scoperta del tradimento, sarà proprio il suo “eroe” Lancillotto nella confusione generale a ferirlo a morte.

– Sir Iwain di Gore : figlio  di re Uriens di Gore e della sorella più famosa di Artù, fata Morgana , Sir Iwain ci viene raccontato in modo approfondito da Chrétien de Troyes dove appare per la prima volta nel “Iwain il cavaliere del leone”. Viene ispirato dal personaggio storico di Owain mab Urien  un principe coraggioso che visse anche un appassionata storia d’amore adultera con una principessa, ucciso poi in maniera barbara forse dal suo stesso fratello. Inizialmente venne introdotto nella mitologia arturiana  proprio la figura del personaggio storico di Owain, dopo l’entrata in scena di Chrétien il personaggio rimase fedele a questa versione. Iwain  è diverso da sua madre Morgana, non ha spirito di vendetta e il suo personaggio è molto romantico,  nonostante il suo personaggio storico abbia vissuto una storia d’amore adultera, l’Ywain letterario rappresenta l’amore coniugale, la storia del “cavaliere del leone” si basa infatti sulla riconquista del cuore di sua moglie , Laudin, con cui vive precedentemente una storia tormentata essendo essa vedova di un cavaliere che egli stesso aveva giustiziato. Prende le distanze da sua madre Morgana quando capisce l’odio che lei tiene nei confronti del re e si allontana dal suo legittimo ruolo di principe alla corte di Gore.

– Sir Balin : Uno dei cavalieri più determinanti nella storia della Tavola Rotonda ancora una volta non è esattamente un esempio di purezza ed umiltà.  Sir Balin è estremamente famoso per  il capitolo ” Il cavaliere delle due Spade” , i fatti che rendono più famoso questa “testa calda” sono la responsabilità dell’uccisione della prima Dama del Lago, fatto per cui Artù  punì Balin con l’espulsione da Camelot.  La sua ricerca di redenzione fu drammatica e quasi tragicomica, prima provocando una profonda ferita a Re Pellam , detentore del Graal , e quindi causandone la cerca successivamente, dopo, senza riconoscere chi fosse il suo avversario per un crudele gioco del destino uccise suo fratello Balan, morendo come ultimo atto. Balin era un cavaliere violento, poco meritevole ma la sua cerca di redenzione è forse il fatto che lo grazia di più alla fine della storia e, probabilmente ciò che lo rappresenta.

– Sir Kay: Siniscalco di corte  e il fratello adottivo del re. Sir Kay è uno dei più vecchi personaggi legati alla materia di Britannia. Il suo rapporto con Artù è molto pacato e molto affettuoso, prima il suo personaggio fungeva da tipico fratello maggiore e da cavaliere che Artù serviva come paggio, i loro rapporti infatti erano quelli di due normali fratelli; quando Artù viene chiamato a svolgere il ruolo di sovrano dopo aver estratto la spada dalla roccia,  Kay non ci pensa due volte a mettersi immediatamente al suo servizio e per ringraziare il loro padre e lo stesso Kay , Artù lo nomina subito siniscalco del regno. Non è esattamente un genio delle armi Kay, spesso nei tornei perde e quando accetta sfide a duello fa figure goffe, addirittura nel “cavaliere della carretta” quando Melegant rapisce Ginevra , finisce anche lui rapito dal cavaliere. Sir Kay proprio come Galvano però , dopo l’entrata in scena dei romanzi francesi incomincia non solo ad essere ancora più goffo come personaggio ma anche abbastanza burbero nei confronti di Artù, cosa che nel libro di Malory si nota molto meno.

– Sir Lionello e Sir Bors  : sono i cugini di Lancillotto del Lago. Personaggi molto ricorrenti nella parte dedicata al cavaliere Bretone, vi è dedicato anche un capitolo ciascuno nella cerca del Graal in cui è coinvolto particolarmente Bors . Nella versione francese della leggenda vengono allevati dalla Dama del Lago assieme al cugino per poi raggiungere la corte di Artù con lui. I  loro personaggi rappresentano  il più delle volte la lealtà e la fedeltà, sono molto legati infatti al cugino. Dopo  l’esilio di Lancillotto dal regno di Artù,lo seguono nelle sue terre in Bretagna, partecipano poi alla battaglia fra Lancillotto e Artù ma Lionello viene ucciso da uno dei figli di Sir Mordred, Melehan,  Bors vendicherà successivamente il fratello .

– Re Pellinore : Personaggio fra i più mistici della leggenda Arturiana, non tanto importante negli eventi del romanzo quanto proprio per via del suo stesso sangue, si dice che sia uno dei discendenti di Giuseppe d’Arimatea ,il famoso portatore del Graal in Gran Bretagna. Pellinore è figlio del leggendario Re Pellam, il custode del Graal e fratello di di Re Pelles e Alain. Pellinore nel libro di Malory è uno di quei cavalieri che aiuta Artù fin dalle sue prime battaglie, è famoso per la sua costante ricerca della creatura leggendaria conosciuta come “Bestia Latrante” e anche per avere un primato di numerosi figli, tutti cavalieri, legittimi e illegittimi. Uccide Re Lot di Orkney e per questo motivo i rapporti con Galvano e con tutti sostenitori della casata delle Orcadi non rimangono molto buoni per lungo tempo.

– Sir Tor : Figlio illegittimo di Re Pellinore. Scoprì chi fosse veramente suo padre solo una volta unitosi alla Tavola Rotonda e grazie alla rivelazione che gli fece  Merlino. Era un cavaliere della scorta della regina Ginevra, assieme al fratello Aglovale, scoperto però l’adulterio della regina con Lancillotto fu uno dei primi a diffamarla e a chiederne l’esecuzione, fu infine ucciso da Lancillotto. Tor risulta quasi un simbolo del tradimento morale, difatti doveva molto alla regina ma come riconosce in lei il peccato si pone per comodità subito dalla parte più sicura del re.

– Sir Lamorak:  Cavaliere della Tavola Rotonda, uno dei figli di Re Pellinore,  molto valoroso in battaglia, assomiglia caratterialmente al suo stesso assassino, Sir Galvano. Nelle pagine di Malory appare spesso e il più delle volte per difendere la regina Margouse, la madre di Galvano di cui è anche l’amante.Arrogante e dispettoso, Lamorak, inizialmente è amico di Galvano,nonostante i rapporti fra la casata delle Orcadi e Re Pellinore non siano propriamente sereni, ma  quando Galvano  scopre la relazione che il cavaliere ha con sua madre non riesce a perdonarlo e sorprendendoli assieme sotto le lenzuola, Galvano , Agravano e Gaherish uccidono entrambi gli amanti in onore e in memoria del padre.

– Sir Palamede: Una delle vere rivelazioni fra i personaggi Arturiani è proprio Palamede, principe e cavaliere saraceno musulmano al servizio di un re occidentale assieme ai suoi fratelli Segwaride e Saifer , a testimonianza di come la Tavola Rotonda fosse un ordine di mentalità aperta a tutti. Nonostante ciò è un personaggio ancora misterioso se non trattato di più nelle versioni recenti della storia. Palamede è un cavaliere taciturno e solitario, erra in continuazione ed è dedito alla preghiera, è innamorato idealmente di Isotta la Bella, e odia quindi profondamente Tristano di Liones, nei tornei più volte ha battuto Lamorak, Tristano e Lancilloto, questo dimostra come sia uno dei migliori cavalieri del regno in fatto di abilità con la spada, il suo difetto però è essere veramente consumato dall’invidia per il cavaliere di Liones. Secondo uno dei racconti Sir Palamedeè talmente abile con le armi che riesce addirittura a uccidere la famosa “Bestia Latrante” ,costantemente ricercata da Re Pellinore.

– Sir Sagramore: presunto principe ungherese, nel libro di Malory conosciuto come “Sagramore l’impetuoso”, presentato però originariamente nel romanzo di De Troyes di Erec e Enide,  Sagramore è uno dei primi cavalieri ad aiutare Artù contro i Sassoni e quindi uno dei primi a far parte del suo esercito. Molto amico di Galvano è un buon cavaliere ma come dal suo stesso soprannome, ha un carattere “impetuoso”. Si dice sia il cavaliere che sia più ispirato alla figura dell’eroe irlandese Cùchulainn, è un cavaliere amante della bella vita, ama bere e concedersi molto spesso alle belle dame  che salva (e ne salva molte), si dice che in una di queste relazioni sia nata sua figlia, che successivamente fu cresciuta nella corte del re sotto l’amorevole cura di Ginevra, una voce molto ricorrente nella sue storie ,forse proprio per questo motivo, è che Sagramore fosse innamorato segretamente della regina.

– Sir Erec : Introdotto da De Troyes nel suo primo romanzo arturiano il celebre Erec e Enide, Erec viene spesso confuso o “fuso” con Sir Gereint. Figlio delre di Lac ,Erec  viene citato poco nel libro di Malory ma rimane pur sempre uno dei cavalieri più citati globalmente del ciclo arturiano. La sua storia è molto legata alla relazione con sua moglie Enide, infatti se nel “Ywain il cavaliere del Leone” abbiamo un esaltazione dell’ amore coniugale attraverso la riconquista della propria dama , qui abbiamo il vero e puro amore coniugale sena macchie di tradimento o di rimorso. Era un abile cavaliere e uno dei più puri di cuore, dopo la morte del padre si ritira nelle sue terre con la moglie.

– Sir Bedivere:  Viene sempre presentato come uno dei primissimi cavalieri di Artù con il nome di  Bedwyr. Il suo personaggio lo si ricorda più per il gesto che compie a storia ormai conclusa che per le sue attività di cavalleria durante il romanzo. Infatti Bedivere sarà l’ultimo cavaliere a rimanere al fianco di Artù, lo consola morente fra le sue braccia e poi esaudisce il suo ultimo desiderio, ossia restituire Excalibur alla sua legittima proprietaria, la Dama del Lago. Si dice che dopo la morte di Artù e la fine di un’epoca così splendente sia diventato un monaco.

Molti altri ovviamente sono i cavalieri nominati e a volte raccontati specificatamente in storie recenti e non del ciclo arturiano, da Mador a Dagonet, fino ai “santi” Percival e Galahad di cui parleremo meglio quando arriveremo al celeberrimo capitolo del Graal. La cosa che  rende questi personaggi così importanti oltre al fatto di essere protagonisti pulsanti dello spirito della storia, sono le simbologie dietro ciascuno di loro; perciò Camelot è si,un punto fermo ma è anche il ” teatro” e lo sfondo  di sentimenti, di storie , di avventure e sopratutto di persone umane sotto quelle pesanti cotte di maglia. I cavalieri non sono veramente un simbolo di purezza o di perfezione, quello di Artù dopotutto era il progetto di costruire una società giusta, non un monastero pieno di Santi, l’importante era che agissero come persone di buon cuore e ovviamente che dimostrassero di saper riparare ai loro errori. La testimonianza forse più forte di questi personaggi pieni di difetti ma dal cuore valoroso è proprio quella che l’uomo nonostante sia distruttore di se stesso il più delle volte ( il senso che poi ha quest’epopea nella sua globalità) . riesce anche a costruire qualcosa di giusto se lo vuole veramente, perciò quello che oggi, in un tempo che potrebbe essere definito come il “secolo buio” dell’età moderna, già sappiamo che l’uomo sa benissimo come distruggere tutto ciò che crea e anche ciò che non è suo, lo sentiamo tutti i giorni e siamo bombardati dalla distruzione,  invece vogliamo ricordare la speranza, il sogno, ciò che c’è di bello nell’umanità e anche Camelot ce lo ricorda e sopratutto i suoi cavalieri, mai irraggiungibili e, da uomini, hanno saputo andare oltre con solo la loro volontà facendo diventare una terra prospera per un lungo periodo e un sogno una realtà. Oggi vogliamo ricordare non la distruzione ma la creazione.

gAWAINarticolo

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4 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Sei

  1. Questa parte è semplicemente monumentale :D!!
    Complimenti come al solito Isolde :D!
    In effetti Galvano, rispetto agli altri, fa veramente figure pessime nel ciclo di Malory!

    • XD si, io lo definirei un vero “brighella” ! Infondo piace proprio per questo, non è una persona pulitissima, fa i capricci e molte volte per questi capricci ci rimettono gli altri ma dall’altra parte poi si fa perdonare 🙂 è davvero uno dei migliori personaggi letterari di sempre. Grazie mille per i complimenti 🙂 chiunque riesca a leggerlo tutto è un vero eroe XD

      • Io lo trovo simpatico perché almeno non è ipocrita :D! Lancillotto, Tristano e così via, tutti precisini che poi sotto sotto sono infedeli :D!

      • Galvano è simpatico, terribile, poi fa anche morir dal ridere quando fa il duro e combina cose goffe. Insomma è il vero tenerone della Tavola Rotonda secondo me XD non c’è Tavola Rotonda senza di lui, poco ma sicuro. Difatti ho volutamente specificato che è praticamente il più famoso dopo i due dell’Ave Maria, addirittura in fama e in quantità di storia supera Parsifal, Galahad , tutta gente che nel Medio Evo era anche legata alle alte figure Cristiane, quindi non è assolutamente un vanto da poco per lui !

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