Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Tre

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Mago Merlino, le Fate e il Regno Sacro.

I boschi e le foreste nel nostro immaginario collettivo sono da sempre luoghi di mistero, di apparizioni e di perdizione, da quelli più fitti a quelli più fioriti e soleggiati, ma la fra il verde fitto e il silenzio assordante rotto dal lieve fruscio degli alberi potrebbe sembrarvi di sentire l’eco una voce, la voce di un vecchio mago condannato in un’eterna prigionia e no, non siete impazziti! Forse vi trovate nel bosco più famoso di Bretagna e delle leggende arturiane, Brocelandia.

Brocelandia è il regno delle fate e dell’incanto, vivono nascoste fra quegli alberi creature divine e a volte anche altre creature magiche come giganti o mostri da catturare per cacce perigliose; il bosco di Brocelandia è frutto di leggende più che altro francesi, probabilmente per la storia narrata da Malory non è un elemento importante, anzi forse la nomina pochissimo nel suo libro o quasi mai, fatto sta che questo luogo è molto importante per conoscere più a fondo le figure “divine” di questo romanzo, creature magiche che sono riuscite a sopravvivere anche ai forti cambiamenti che la religione Cristiana introdusse e impose in questo tipo di testi e di credenze.

Nel romanzo di Malory la tre figure “magiche” principali  sono Mago Merlino, La Dama del Lago ( addirittura sono due) e la Fata Morgana, un soprannome che diventerà una leggenda o una croce a vita per l’invidiosa regina. La questione che però ci porta a Brocelandia per conoscere meglio questi misteriosi profeti non è semplice ambientazione ma il fatto che nel romanzo di Malory ci viene descritto molto poco di loro. Merlino appare come un uomo già importante per la comunità britannica, un profeta considerato da tutti i nobili, la Dama del Lago ci viene presentata da Merlino quasi come un cammeo , considerando anche la sua frettolosa morte e sostituzione, mentre invece la sorella del re , Morgana, per la prima volta nel in un libro riesce sbocciare come personaggio  più di quanto non avesse fatto in altri scritti; ma andiamo con ordine e facciamo un breve stacco dall’opera della “Morte di Artù” per introdurci nel mondo delle leggende francesi, prendendo ispirazione in particolare dal resoconto di queste, scritto da Jacques Boulenger.

La primissima storia narrata su Merlino risale alla sua stessa nascita, si racconta che la sua giovane madre abbia giacciuto contro la sua volontà con un demone e da questa unione sia nato Merlino, metà umano e metà demoniaco, già in questi aggettivi possiamo intravedere una leggera influenza Cristiana che giustificherebbe questi “poteri pagani” come opera del demonio. Merlino cresce con sua nonna, la giovane e madre infatti muore quando il piccolo viene alla luce, già da piccolissimo sente di essere più veloce nell’apprendere degli altri e di avere strani poteri profetici a sua disposizione.

A quel tempo la Britannia era governata dal tirannico re Vortigern, una figura realmente esistita che ci vene descritta anche nel famoso manoscritto di Goffredo di Monmouth; il re voleva a tutti i costi, per testimoniare la sua grandezza, fare innalzare una torre che potesse troneggiare anche a miglia di distanza sopra un’alta collina scelta appositamente ma, ahimè, ogni volta che i lavori per questa torre erano quasi a buon punto, essa crollava e bisognava ricominciare quasi tutto daccapo. Il motivo del crollo era un mistero e Re Vortigern sempre più adirato per questa faccenda consultò stregoni e profeti di tutto il regno che potessero fargli capire il perchè di questi terremoti e crolli improvvisi. Un giorno anche il giovane Merlino, venuto a sapere della questione, sentendosi pronto si presentò a corte chiedendo di poter risolvere il mistero, un altro stregone lo derise, figurati se un bambino appena tredicenne poteva risolvere un così grande mistero, ebbene Merlino dimostrando che la teoria di quello stesso stregone era falsa, profetizzò che la torre non poteva essere costruita perchè sotto vi erano imprigionati due draghi  uno rosso e uno bianco, che muovendosi ovviamente provocavano quei terribili terremoti.

Re Vortigern riluttante volle verificare la teoria del ragazzo, dopo giorni di scavi attorno alla collina la terra cominciò di nuovo a tremare e da essa uscirono sul serio due grossi draghi, uno bianco e uno rosso, che presero immediatamente a combattere, facendo cadere nel panico le genti che assistevano al prodigio, il drago bianco estremamente potente riuscì ad abbattere ben tre volte al suolo il drago rosso finchè poi a gran sorpresa quest’ultimo ebbe la meglio. Finito il caos e osservando il cadavere del drago bianco, ormai disteso al suolo, Merlino profetizzò che il drago bianco rappresentava la potenza  gli invasori sassoni che a quel tempo incominciavano a mettere a ferro e fuoco i confini del regno,( facendo penare non poco anche Vortigern) e che il drago rosso rappresentava il popolo britannico che dopo l’ennesima caduta avrebbe finalmente trovato un sovrano giusto in grado di scacciare questi invasori e vincere.

La storia dei due draghi e della prima profezia di Merlino è forse uno degli episodi più ricorrenti del ciclo arturiano, non solo in testi antichi ma anche in quelli recenti. La primissima versione di questa storia si attribuisce ad un monaco del Galles conosciuto come Nennio nel IX secolo, peccato che la stessa storia ci venga presentata anche prima, su questo punto e tempo storico vi è ancora molta confusione, fatto stà che il nome di Merlino è già presente da molti anni in manoscritti e pergamene.

Il personaggio di questo mago dal momento della sua prima profezia diventa parte integrante dell’alta società britannica, farà da consigliere a Vortigern e anche al successivo re, Uther Pendragon, padre di Artù e, in un certo senso come abbiamo già visto sarà anche l’artefice della nascita dello stesso Artù. Si diceva che non ci fosse potenza in grado di contrastare questo mago, ebbene una potenza superiore alla magia e forse anche a tutto il resto c’è sempre, l’amore. L’amore di Merlino verso la Dama del Lago in ogni versione della storia è ciò che lo porta alla rovina.

La Dama del Lago è un personaggio che non fa solo parte di divinità celtiche ma anche di tradizioni letterarie della mitologia latina classica, dove ci sono figure legate all’acqua che di solito sono parte integrante della crescita di un eroe. Questa fata che viene solitamente chiamata Viviana, nelle leggende francesi vive proprio a Brocelandia con la sua corte di dame e allieve fatate, ovviamente come ci possiamo immaginare dal soprannome non vive in un castello terreno ma in una sorta di “castello acquatico”, si dice infatti che nel centro di Brocelandia vi sia un enorme lago che è creato da un illusione magica e ottica, fa come da specchio  all’esterno e all’interno non vi è l’acqua per davvero ma ossigeno e quant’altro. Nella storia classica di Malory invece vi è sempre questa sorta di “illusione magica” nel luogo dove vive la dama con la sua corte ma non ci viene mai descritto il nome del luogo o dove si trovi di preciso.

Viviana è una donna carismatica, forte, conosce le arti magiche e fabbrica oggetti di raro valore (vedasi per esempio Excalibur), con una conoscenza che va quasi oltre quella di Merlino, a lei si attribuisce anche il rapimento e la crescita del piccolo Lancillotto soprannominato in seguito, per questa sorta di “legame di parentela” , Lancillotto del Lago. Punto questo di Lancillotto dove fra l’altro concordano quasi tutte le versioni della storia compresa quella di Malory. La questione più complessa e forse più confusa con la Dama del lago è capire se in origine fosse un unico personaggio o se se ci fosse stata poi una chiara sostituzione, in molte versioni della leggenda inatti ,compresa la versione di Malory, vi sono due Dame del Lago. La prima di cui non ci viene svelato il nome ( ma probabilmente è sempre la stessa Viviana) è la fata che porge Excalibur ad Artù , alleva Lancillotto e muore per mano di Sir Balin , il cavaliere delle due spade, con il quale  tiene un rapporto di odio e rancore profondo per motivi famigliari, d’altra parte Balin la uccide per gli stessi motivi, incolpandola della morte del padre e dichiarando apertamente che era sua nemica personale, provocando anche le ire di re Artù che lo scaccia immediatamente dalla corte.

Tempo dopo la scomparsa della prima fata però abbiamo un’altra Dama del Lago che nel testo è specificato essere una damigella della precedente. Il nome che Malory le attribuisce è Nimue, in questa versione Merlino s’innamora perdutamente della giovane damigella, che in questo caso non è esperta come la precedente fata ma vuole estirpare a Merlino i suoi più reconditi segreti, ingannandolo alla fine e imprigionandolo nell’aria, come un’anima urlante che vaga per il bosco di Brocelandia. Nella versione francese della storia sarà Galvano, nipote di Artù, a incontrare l’anima del mago per il bosco fatato , in quella inglese e di Malory lo stesso Artù ode la voce di Merlino rinchiuso però in una grotta per sempre . La storia d’amore di Merlino e Viviana (o Nimue) non rappresenta in realtà un amore unilaterale di Merlino o letteralmente ingannevole da parte di Nimue, la fata infatti lo imprigiona per una forma di possesso, solo lei lo può vedere e gli può parlare.L’anima di Merlino sicuramente si pentirà presto di questo amore che lo ha letteralmente incatenato. Una curiosità che però c’è da dire su Nimue è il rapporto d’amore che tiene anche con Sir Pelleas; in certe leggende successivamente alla relazione con  Merlino e in altre lei risulta già essere sposata con il cavaliere.

Dopo le profezie di Merlino e l’innegabile legame che quest’ultimo tiene con la Dama del Lago, non si può non parlare di una delle figure più legate ad Artù che alla stessa magia, la Fata e regina  Morgana.

Morgana è la figlia legittima della duchessa (successivamente regina), Igraine e del Duca di Cornovaglia, la sua era un’infanzia felice fino alla morte di suo padre per mano del re di Britannia Uther Pendragon che voleva possedere a tutti i costi sua madre. La nascita di Artù e il matrimonio della madre Igraine con Uther Pendragon dopo la morte del povero duca, furono per Morgana dei gravi traumi. La giovane sapeva della lussuria e dell’inganno celato che costituivano la nascita di suo fratello, perciò non lo vide mai di buon occhio. Morgana è artefice di innumerevoli dispetti verso Artù e verso la sua corte di cavalieri, uno dei sentimenti che governano queste azioni non è solo il rancore verso un fratello indesiderato ma anche l’invidia di vederlo regnare e di saperlo persino un re giusto e leale,si, anche con lei. Si dice che fin da piccola abbia avuto una naturale dote e propensione verso la magia e gli incantesimi, e che crescendo l’abbia sviluppata sempre di più. Quando Artù salì al trono , Morgana venne data in sposa a Re Uriens di Gore, non era però innamorata del suo re ma di Sir Accolon , un cavaliere valoroso della Tavola Rotonda che finì per essere un altro mezzo con cui indispettire Artù, addirittura facendo rubare Excalibur. Una della tante cose che Morgana sicuramente non perdona al fratello è stata anche l’uccisione in duello dello stesso Accolon dopo questo episodio; Artù fu molto dispiaciuto di sapere successivamente che era solo l’amore per la spietata sorella a spingere Accolon nelle sue azioni illecite. Morgana comunque non è solo una fata e una sorella “dispettosa” ma anche una madre, suo figlio legittimo Sir Ivano si rivelerà essere uno dei cavalieri più giusti nella corte di Artù ma proprio in merito a questa giustizia finirà per litigare con la madre e non volerne più sapere di lei; e questa risulta un’altra vittoria per Artù e un’altra pesante  sconfitta per la Fata Morgana .

Proprio in merito a questa ,chiamiamola in termini poveri e divertenti : “sindrome di paperino”, Morgana si è rifatta come personaggio nella cultura arturiana moderna, in molti romanzi famosi recenti forse per la simpatia o per la pena che il personaggio originale suscita è addirittura la protagonista indiscussa, diventando oggi nell’immaginario collettivo quasi la “nemica ultima” del fratello e il demonio fatto a persona o, semplicemente vedendola come una vittima della perfezione di Camelot. Fatto sta che nella leggenda classica a differenza di queste romanzate moderne, lei non è la madre di Mordred, figlio di Artù concepito da un incesto inconsapevole, ma è sua zia. Difatti la madre di Mordred non solo nel romanzo di Malory ma anche nelle versioni precedenti è la sorella maggiore Morgause che inconsapevole di aver passato una notte di solo svago col fratello dà alla luce colui che detta la rovina dello stesso Artù . Almeno questo alla povera Morgana potevano risparmiarlo, una cosa certa è che comunque per lo stesso odio che portano ad Artù , zia e nipote hanno un ottimo rapporto.

La redenzione di Morgana e con essa forse di tutte le figure magiche della storia, la vediamo alla fine, addolorata per la sconfitta e la ferita a morte del fratello dopo lo scontro finale con Mordred, Morgana con altre quattro fate di cui non viene specificato il nome, su una barca trasporta il morente Artù verso il regno di Avalon, un luogo sacro esattamente come Brocelandia. Un luogo dove non esiste la morte poichè l’anima in esso può vivere in eterno. Morgana fa il suo vero e primo gesto d’amore verso il fratello portandolo in questo stato “comatoso”, facendoci così capire che in realtà non c’è stato solo odio ma anche amore verso quest’uomo.

Quest’insieme di amori, storie, rancori e rapporti tormentati potrebbero essere complessi da capire o da comprendere fino in fondo a noi semplici umani, ma nel Regno Sacro che sia pagano o cristiano tutto è possibile.

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5 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Tre

  1. Di volta in volta aggiungi sempre più tasselli al grande mosaico che è il ciclo arturiano e, soprattutto, contribuisci a far luce alle molte figure che rimangono misteriose o confuse!
    Brava Isolde, complimenti per l’articolo!!

  2. Pensavo di mettere il vostro logo sul nostro sito con il vostro link per dar modo ai nostri visitatori di conoscere il vostro blog. Cosa ne pensi?

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