Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Due

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La Spada nella Roccia e la Spada Magica.

Quante volte in epici blockbuster hollywoodiani abbiamo udito grida guerriere e il rumore secco e potente del cozzare delle armi, lance o spade che siano? Immagino abbastanza se state leggendo questo testo. Ebbene quel fastidioso “strisciare e cozzare” delle lame e del metallo  per un guerriero Celta non era un rumore qualsiasi. Era una voce, un canto. Le spade che “cantano” sono armi che hanno un’anima, talvolta forgiate da Dei pagani, in seguito divenute col Cristianesimo oggetti non solo di guerra ma anche di fede.

Le spade con “un’anima” nelle leggende pagane sono dei veri e propri personaggi. Le due che conosceremo oggi non solo le considero  a mio parere delle armi leggendarie ma anche dei personaggi di spicco del ciclo arturiano.

La nostra prima protagonista appare al lettore, nel romanzo di Malory, dopo la morte di re Uther Pendragon, causata da una grave malattia. La Britannia dopo la perdita del re cadde in un lungo periodo di sconforto e nei famosi “tempi bui”. I nobili lottavano fra di loro con supremazia e arroganza, tutti erano disposti ovviamente a diventare re ma non ve n’era uno degno di esserlo sul serio. Merlino quando reputò il momento adatto, avendo seguito con costanza la crescita del giovane Artù nella famiglia di Sir Ector, si recò a Londra presso l’arcivescovo di Canterbury pretendendo che questi convocasse tutti i nobili del regno che amavano guerreggiare fra di loro. Il motivo era semplice, doveva mostrare a tutti un miracolo che il buon Dio avrebbe mandato nella notte della vigilia di Natale davanti alla chiesa più grande della città. I nobili canzonarono il buon vecchio profeta ma l’indomani mattina rimasero tutti a bocca aperta! Nella piazza ,davanti alla chiesa più grande di Londra, apparve una roccia con sopra un’incudine e una spada impiantata in esse.

Poco importa se fosse stato Dio o quel vecchio pazzo di un mago, la cosa che contava era la scritta che risplendeva sotto l’elsa :

<< Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall’incudine è il legittimo Re di tutta l’Inghilterra >>.

I nobili fecero a gara per  estrarre la spada o meglio, il “miracolo” dalla roccia  ma ovviamente nessuno vi riuscì. Delusi e rancorosi con loro stessi, nobili, re e cavalieri organizzarono e misero al bando un torneo in cui poteva partecipare ogni cavaliere del regno per stabilire chi fosse più degno di provare e, quindi  di estrarre la spada profetica.

Il torneo si svolse a Capodanno vi parteciparono anche Sir Ector e suo figlio Kay con suo fratello (adottivo) Artù che gli fungeva da paggio; peccato che quel giorno Artù preso dall’entusiasmo si sia dimenticato sbadatamente la spada del fratello maggiore, andandola a cercare in mezzo a vessilli, tendoni e quant’altro non trovo’ nulla. Ed ecco che nel piazzale della chiesa, vicino al luogo adibito per il  torneo, vide una spada impiantata nella roccia. Il resto probabilmente è leggenda. Non serve dire che Artù già legittimo re di sangue, riesca ad estrarre la spada dalla roccia divenendo (non senza disguidi e fatiche, per convincere tutti) cavaliere e poi sovrano d’Inghilterra.

La celeberrima Spada nella Roccia confusa talvolta con la sua “sorella magica”  Excalibur, in realtà è la spada che funge esclusivamente da oggetto narrativo e magico nella leggenda, la sua comparsa come elemento vi è unicamente per far salire Artù sul trono. Invece in molte versioni successive alla storia ufficiale scritte su libri o come sceneggiature di serial o film,  Excalibur e questa spada sono state “fuse” assieme, non esistono due spade ma una sola. In realtà ritengo fondamentale che le spade siano due e questo è il motivo per il quale dobbiamo fare la conoscenza proprio di Excalibur “la Spada che Canta”.

Excalibur non ha bisogno di cotante celebrazioni ci viene presentata in una grigia giornata storta di Artù, dove mentre errava in cerca di avventure, è appena stato battuto dal cavaliere Pellinore che stava quasi per ucciderlo se non fosse intervenuto Merlino, fermando la disputa con la magia. E’ proprio Merlino a portare il giovane re preso dallo sconforto, su una piccola barca attraccata alla riva di un enorme lago, a prendere la spada. La spada che Merlino decanta al giovane mentre attraversano il lago esce magicamente dall’acqua, infrangendone piano la superficie col suo splendido fodero intriso di pietre preziose e, sostenuta da una candida mano femminile. Colei che porge Excalibur viene conosciuta come la Dama del Lago, una fata nella nostra storia ma una divinità evidentemente per la storia celtica originaria. La Dama non esce totalmente dall’acqua, di lei Artù scorge solo l’avambraccio drappeggiato dallo splendido vestito che probabilmente la divinità indossa.

Artù  prende la spada ma promette che dovrà restituirla alla gentil fata, alla sua morte.

Più importate della spada è addirittura il suo fodero che permette a chi lo porta di non sanguinare anche se le ferite fossero gravi, da quello in realtà non si sarebbe dovuto separare Artù.  L’elemento però fondamentale di Excalibur sta nell’essere una spada da usare solo per cause giuste altrimenti si spezza. Qui arriviamo al motivo della presenza di due spade nella nostra storia, si può dire che Artù abbia sempre usato la spada nella roccia come spada personale, facendo custodire Excalibur dalla sua regina, Ginevra e, tenendo il fodero con se; non perchè Artù non combattesse per la giustizia, ma da uomo sapeva di poter commettere degli errori ed Excalibur non lasciava il beneplacito del dubbio. Difatti la notizia certa  e unica che abbiamo sull’uso proprio della spada che canta è durante lo scontro finale con l’usurpatore, traditore nonché figlio,Mordred. Quindi uno scontro giusto, dove il bene doveva prevalere sul male.

Questa scelta propria e cosciente della spada persino delle causa in cui essere usata e la etichetta di “oggetto in prestito” è forse la testimonianza maggiore di quello che si diceva all’inizio, le divinità racchiudevano parte della loro anima nelle spade. La spada diventava parte del guerriero, addirittura il fatto che abbia un nome , in questo caso Excalibur, rappresenta questa forma di considerare l’arma come un vero e proprio essere vivente. Quindi ricordando non il re ma il guerriero Artù di origine celta, ovviamente le sue spade non potevano che seguirne la tradizione e la cultura.

Riguardo la Spada nella Roccia comunque, non si può non citare una chicca tutta Italiana come la spada che si trova nell’abbazia di San Galgano , impiantata anch’essa nella roccia come la leggendaria spada britannica, consiglio vivamente agli appassionati di andarla a visitare.

Alla morte di Artù della Spada nella roccia, sua compagnia di “nascita e vita” , non ci viene data nessuna notizia ma sappiamo invece che Excalibur la spada che accompagna il re nella sua ultima battaglia, viene gettata sotto volere del re, dal fido Sir Bedivere, nelle acque del lago da dove proviene; anche questa era un’usanza celta molto sentita, i laghi erano luoghi mistici degli specchi con l’aldilà , in questo modo la spada seppellita sul fondo del lago poteva continuare a dare manforte al suo proprietario anche nell’oblio.

Ad un Artù morente però poco importava della vita che lo abbandonava e delle usanze del suo popolo, importava solo che la parola venisse mantenuta. Così fu.

Excalibur forse canta ancora in fondo a quel lago, un canto di nobiltà , giustizia e verità.

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4 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Due

  1. Altro bellissimo articolo!
    Ho sempre amato la figura della Dama del Lago, soprattutto pensando a lei come ricordo di un’antica divinità ormai dimenticata.
    Un pò come le fate in Irlanda si trasforma in spirito e diventa più accettabile la sua esistenza.
    Che ciclo incredibile quello di Malory!

    • Si era sicuramente una divinità 🙂 è un personaggio molto affascinante e ne parleremo nel prossimo articolo !

      • Non vedo l’ora!
        Comunque il mio personaggio preferito è Merlino assieme a Galvano. Nel ciclo di Malory poi Galvano è un personaggio tragicomico secondo me :D!

  2. Galvano lo adoro ! è uno dei cavalieri di cui ho apprezzato leggere anche avventure solo sue che fanno sempre parte del ciclo, ma con protagonista solo lui e le sue peripezie. è un personaggio forte, umano nei suoi pregi o difetti, ne parlerò molto sicuramente quando arriverò al capitolo della cavalleria.

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