Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Uno

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Da Goffredo di Monmouth a Sir Thomas Malory. 

Immaginatevi di trovarvi nella Britannia messa a ferro e fuoco dalla Guerra delle Due Rose, le persone erano prese del malcontento e durante una guerra la voglia di riscatto, libertà e il sogno di un’ideale più alto, ormai ci sembrano quasi un cliché. In questo contesto attorno al XV secolo, un cavaliere avventuriero e non certo dei più ammirevoli, conosciuto come Sir Thomas Malory, nato (in dubbia data) nel 1416 a Newbold Revel nel Warwickshire e morto sicuramente fra le mura della prigione di Newgate nel 1471, scrisse quello che poi fu il primo libro stampato in Gran Bretagna, “Le Morte D’Arthur” . Non solo quest’opera fu la prima stampata su suolo inglese ma segnò il passaggio dal romanzo medievale al romanzo moderno.

Prima di parlare in modo più approfondito della vita e del contesto in cui Malory riporta la sua mente e la sua terra a nobili ideali ormai dimenticati, dobbiamo soffermarci sulla figura e sul tema principale dell’opera.Re Artù. Il sovrano buono e giusto di Camelot di cui noi oggi conosciamo gesta molto più romanzate di quelle che già descriveva Thomas Malory nel suo libro, è esistito veramente ? Possiamo dire con certezza che a parte la mitologia e riferimenti magici, una figura si sia veramente distinta nell’epoca più oscura della Brittania? I racconti che Malory ci propone da dove provengono o traggono ispirazione ?

Per rispondere a queste domande dobbiamo fare un lungo salto indietro nel tempo,molto prima della Guerra delle Due Rose. La prima volta in cui il nome di Artù sbuca fuori dal nulla e giunge a noi si trova nella “Historia Regum Britanniae” scritta dallo storico britannico Goffredo di Monmouth.

Monmouth nel suo libro estende una cronaca fra fatti reali, miti e leggende,che descrive la vita di molti re britannici in un periodo che varia intorno a 2000 anni. Proprio il libro di Monmouth è forse l’unica vera testimonianza della figura storica di Artù, si colloca infatti la vicenda arturiana intorno al V secolo D.C., un periodo in cui effettivamente non si hanno notizie storiche provate di quello che avveniva in Britannia. Un periodo vuoto, quasi cancellato dalla memoria del paese; si è certi però di una cosa , le invasioni barbariche con cui da un po’ di tempo la Britannia doveva fare i conti cessano d’improvviso e per molto tempo, come se qualcuno avesse sul serio unito molte genti dei popoli presenti sul territorio e abbia respinto con foga gli invasori. C’è da pensare che i popoli del territorio Britannico nonostante la presenza e influenza dei Romani avevano tradizioni ancora celtiche, molto probabilmente questo guerriero doveva avere questo tipo di orgini, perchè più volte negli elementi a lui collegati per racconto o gesta risultano aspetti che legano questa figura proprio ai celti, lo stesso nome di Arthur più che un nome potrebbe essere un appellativo, in lingua celta “Arth” è Orso, sappiamo bene che all’epoca dell’alto ma anche basso Medio Evo  le persone facilitavano a riconoscersi tramite i vessilli e simboli, probabilmente questo “misterioso condottiero” che noi oggi conosciamo come Re Artù, doveva portare con se un vessillo raffigurante un orso, e che le gesta compiute contro i Sassoni invasori furono tramandate e cantate così a lungo da finire nel libro di Goffredo di Monmouth.

Un’altra chicca però da citare del libro di Goffredo è la “Prophetaie Merlini” , un racconto sulle profezie di Merlino il mago, molto curioso il fatto che Goffredo prima di tale scritto dica di essere semplicemente il portatore o traduttore di presunti “testi perduti magici” celtici, non si avvale quindi di quante o quale verità riconoscere in questo scritto.

Dopo aver analizzato quella che oggi sembra l’ipotesi più creditata della reale esistenza di Artù, vi è anche un’altra possibilità sempre racchiusa nello stesso libro. Ci viene presentato infatti un nobile condottiero romano tale Aurelius Ambrosius, che avrebbe svolto numerose lotte contro i barbari, si dice di lui che fosse anche una persona retta e giusta, per molto tempo la figura mitologica di Artù e per molti storici (ancora oggi) è stata associata a questo personaggio realmente esistito.

In qualsiasi modo si fosse chiamato Artù o chiunque fosse stato, le sue gesta diventarono leggenda, dopo il successo di quella misteriosa e intricata storia presentata nel libro di Goffredo, per tutto il Medio Evo le gesta di questo condottiero si arricchirono di associazioni, di storie, di personaggi, di avventure, di politica, di elementi pagani e cristiani. Tutti questi racconti che per di più venivano cantati nelle corti di tutta Europa oggi vengono chiamati “Ciclo Arturiano o Materia di Britannia” , questi eroi perfetti che facevano parte dell’armata di Re Artù diventavano esempio per i cavalieri e svago per le corti, oggi noi abbiamo tv, cinema, fumetti , all’epoca tutto ciò erano proprio questi racconti.

La storia di Artù affascina le corti, non solo perchè è un Re leale e giusto, ma perchè i racconti sono intrisi di significati dove la giustizia prevale, i suoi cavalieri si trovano spesso in situazioni talvolta assurde dove vengono tentati più volte dal male, a volte c’è anche chi cede e paga col sangue e a volte c’è chi dimostra il proprio valore facendo fuori il cattivo di turno e salvando damigelle ammiccanti o combattendo per la propria donna, esattamente come dei supereroi.

Lo stesso Artù è una figura diversa da un Re classico, nasce di sangue nobile ma viene allevato dalla famiglia di un normale cavaliere, Sir Ector. Tutto ciò per volere di Merlino che lo strappa dalle braccia della regina Igraine e di Re Uther Pendragon che giacque con Igraine (all’epoca sposata con il Duca di Cornovaglia), concependo Artù con l’inganno. Merlino era partecipe di quest’inganno proprio perchè tramite le sue profezie sapeva che dalla lussuria di Uther ( Re di tutta la Britannia di cui lui era consigliere) sarebbe nato qualcuno di giusto come Artù, che potesse quasi redimere il padre e forse anche la sua complicità in questo inganno. Proprio in quel momento Merlino si fece promettere da Re Uther che al bambino c’avrebbe pensato lui. Perciò Artù non viene cresciuto negli agi di una corte, ma fa una gavetta di paggio come qualsiasi giovane destinato a diventare cavaliere, proprio questo conterà nel suo giudizio futuro, quando sarà Re, tanto per dirla in parole povere non sarà mai un dispotico viziato, ma riuscirà a vedere le situazioni anche dalla parte di gente disagiata, in una maniera diversa quindi. La stessa Tavola Rotonda non verrà solo istituita come “corpo armato” per dare consiglio e proteggere il re, ma ogni cavaliere avrà la missione precisa di salvare deboli e oppressi da criminali e canaglie vari.

Sono proprio questi i nobili ideali che ormai nel pieno della Guerra delle Due Rose , la Britannia non conosce più. Tutte le epoche buie vorrebbero trovare la propria luce e chissà se anche Thomas Malory voleva una luce che potesse redimerlo. Siamo tornati quindi in quella cella buia di prigione dove lo svago e la redenzione hanno il sapore dell’inchiostro e della pergamena. Malory pagava per i suoi peccati e molti peccati, stupro, rapine, estorsioni, fughe dalle prigioni in cui veniva rinchiuso, oggi diremmo che era un criminale a tutti gli effetti, in pochi ricordavano le sue prestazioni come cavaliere, lui stesso si diceva non degno di portare quel nome. Alla fine del libro probabilmente terminato intorno al 1470, dove racchiude romanzi francesi e prende ispirazione da un romanzo inglese chiamato “La Morte di Artù” (da cui probabilmente lui riprende il nome anche per il suo testo), chiede a noi lettori, o forse a se stesso, di pregare per la sua anima, una preghiera di redenzione. Forse si, era proprio la redenzione che cercava fra quelle pagine.

Malory un anno dopo nel 1471 viene sepolto nella chiesa della prigione. William Caxton nel 1485 stampa il primo libro in Gran Bretagna ,lo stile di scrittura è obbiettivo, musicale, mai impegnativo, le pagine sono piene di una morale cavalleresca dimenticata e adesso rivissuta laddove è nata. Il libro s’intitola “Le Morte D’Arthur”, L’autore è Sir Thomas Malory.

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7 thoughts on “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri – Parte Uno

  1. Posso solo dire che sono onorato di ospitare un articolo così bello e sono sicuro che quando tutta l’opera vedrà la luce potremo vantarci di un’ottima analisi del ciclo arturiano!
    Il ciclo di Malory è davvero bello, da leggere lentamente (almeno per i miei gusti) e rappresenta un affresco vivo di quel che doveva essere la vita di corte (in modo idealizzato ovviamente).
    E quale tripudio di carneficine che è :D!
    Grazie Isolde!

    • Il merito è della nostra Isolde! Noi di Yggdrasil siamo semplici appassionati e cerchiamo solo di trasmettere questa passione :D! Grazie davvero per il commento, spero che continuerai a seguirci!

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